Recensione su Quei bravi ragazzi

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28 novembre 2011

Grande Scorsese. Quando scende in pista è un pò come Loeb, semplicemente efficace, vincente ed estremamente elegante. Non avrà fatto incetta di Oscar ma ha quasi sempre diretto film di alto livello (“Taxi Driver”, “Toro Scatenato”, “L’età dell’innocenza”, “Gangs of New York”, “The Departed”…solo per citare i principali), addentrandosi nella psiche dei suoi personaggi come un ricercatore (“Cape Fear”, “Al di là della vita”, “Shutter island”) ma senza dimenticare l’aspetto puramente cinematografico.
Detto così sembra una cazzata. Non lo è.
“Quei bravi ragazzi” è questo: uno studio accurato, scrupoloso e meticoloso della mafia in ogni suo dettaglio. Una ricostruzione precisa e capillare, documentata ma riportata sullo schermo in chiave hollywoodiana. Un pò come “il padrino”, “gli intoccabili” e “Scarface”, i film che hanno celebrato una realtà triste, un cancro della società tutto made in Italy e che in USA son diventati pietre miliari.
Indiscutibilmente bello perchè indiscutibilmente vero, sorretto da un grande cast (quando De Niro era DE NIRO, eccezionale Joe Pesci e pure Ray Liotta…hanno tutti qualcosa di italiano nel cognome…) e da una sceneggiatura folgorante, va semplicemente visto.

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