Recensione su Quando la notte

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9 Aprile 2012

La Comencini porta sullo schermo un suo racconto ed il risultato, a mio parere, non è male. La cornice montuosa è un’ottima scenografia che calza a pennello con l’isolamento spirituale dei due personaggi.
La crisi della giovane madre (Pandolfi) è la scintilla che riporta la rude e silenziosa guida alpina (Timi) indietro nel tempo, in un confronto serrato con la sua infanzia tutta al maschile.
La sua misoginia si scontra con l’affetto e l’amore che prova per quella madre che l’ha abbandonato e che in qualche maniera ritorna nelle vesti di un’altra madre incapace di vivere serenamente il rapporto con suo figlio (complice forse un padre assente, che tralaltro nel film si sente solo al telefono).
Il silenzio della montagna si rispecchia nel silenzio degli animi e nelle chiusure interiori dei protagonisti. Il loro incontro è fugace ma vive di quell’intensità che caratterizza questi momenti destinati a non durare mai troppo.
L’effetto è buono: gli attori ci sono (Timi ha lo sguardo giusto per interpretare il montanaro introverso e scontroso), la regia anche.
La storia regge bene e l’effetto finale è non tanto di una banale storia d’amore ma di qualcosa di più sofferto e vissuto.

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