Recensione su Pusher

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1 Giugno 2013

Spacciatori per una settimana, ecco quello si prova una volta “inseriti” dentro l’opera prima di Nicolas Winding Refn (e prima parte della trilogia del Pusher). Pensate al vostro comune lavoro di tutti i giorni con stress? Allora andatevi a vedere quello di uno spacciatore, certamente anche lui avrà i suoi momenti di sfarzo (alti ma brevi) ma per il resto quando vorreste prodigarvi nel far combaciare incontri su incontri ad ogni ora del giorno e della notte con il rischio sempre in agguato dietro l’angolo?

“Pusher” in parole povere è tutto questo, uno spaccato che mostra il volto peggiore di una fetida Copenhagen girato in camera a mano dal qui esordiente Refn. Il risultato è una pellicola instabile che passa da ritmi accesi a momenti più dilatati ma mai privi di tensione, sembra davvero di essere l’occhio nascosto dentro alla vicenda che si fa nel frattempo sempre più serrata. Sino a quanto si può tendere una corda senza farla spezzare?

Colonna sonora heavy/rock adeguata e pronta a scattare nei momenti giusti, si fa ben notare anche l’alternanza fra spazi pieni e vuoti, poi ho particolarmente apprezzato (oltre al protagonista) il malavitoso Serbo Milo e il suo compare per la “finta cortesia” profusa ai quattro venti e respirabile su ogni secondo che li vede in scena.

“Pusher” non chiede di più di quello che è, nella sua semplicità un opera meritevole d’attenzione che almeno nel mio caso ha tenuto lontano la noia.

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