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Recensione su Pusher II

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Ancora una dose…di Refnina ! / 2 aprile 2014 in Pusher II

Evidentemente Refn aveva lasciato qualcosa in sospeso, per tornare dopo ben 8 anni a girare un sequel di quella che era stata la sua entrata in gioco, il suo esordio alla regia, un esordio niente male che lo aveva subito fatto riconoscere come un regista dall’indubbio talento e dalla grande personalità ed intraprendenza. Questo Refn, invece, che veniva dall’insuccesso di Fear X ed è senz’altro più consapevole dei propri mezzi e più maturo.
Il suo stile però è come al solito riconoscibilissimo: si tratta ancora di un film del filone puramente danese, prima che cominciasse a fare produzioni di paesi diversi dal suo natio.
In ogni caso, Pusher 2 è per me un capolavoro, un lungometraggio potente, violento e disturbante ai massimi livelli…da incubo !
Refn riesce dal primo momento a puntare dritto all’occhio ed all’animo dello spettatore con un piano sequenza che di delizioso ha ben poco,ma un po’ tutto il film è sporco e rozzo, però esso è volutamente tale. Subito prende il via il film con il nostro Tonny che esce di galera e si ritrova a correre, in un mondo in una Copenaghen in mano alla criminalità ed al traffico di droga. E’ infatti ancora Copenaghen lo sfondo perfetto per questa nuova storia di Refn, il luogo non troppo mostrato (molte scene sono girate in interni), ma sicuramente approfondito alla perfezione, perché l’inferno Refn ce lo dimostra in ambienti chiusi e claustrofobici, non rinunciando a dare il colore e il suo effetto all’immagine (in tutti i sensi). Quella di Tonny è una vera e propria discesa negli inferi, tuttavia non si può dire che egli parta dal paradiso e cali a picco man mano. L’ambiente in cui è sempre cresciuto (ciò è lasciato intendere dal fatto che il padre sia un criminale) e l’educazione che ha avuto è sempre stata criminale e suo malgrado si è ritrovato coinvolto in una marea di situazioni disastrose, senza mai aver trovato un suo posto, a girovagare nelle tenebre senza un suo ruolo preciso. Tutto ciò fa parte del personaggio di Tonny e lo accompagna per tutto il film, la cosa grande di questo personaggio è che non poteva essere scelto un volto ed un fisico migliore di quello di Mikkelsen che qui è al massimo della sua forma ed offre una di quelle interpretazioni che ti fanno pensare che non sia sul serio egli stesso il personaggio. La violenza è presente anche in maniera molto esplicita, essa disturba lo spettatore, ma allo stesso tempo lo affascina, non si può negare che ad un vero appassionato di film d’azione questo film non possa non piacere; poiché è comunque pulp e c’è tanta action. Nonostante Refn faccia un ampio utilizzo di piano sequenza e renda molto reale il film, non si può dire che a tratti la violenza non sia estetizzata, né d’altro canto si può negare che sia forte e che evidenzi il forte ambiente criminale (che dunque esiste davvero) nel quale hanno luogo le vicende. Oltre alla violenza, questa doppia faccia della violenza (e come elemento di intrattenimento e come crudo realismo che fa riflettere) è gestita ottimamente da Refn anche tramite i dialoghi dei personaggi, che contribuiscono a migliorare una sceneggiatura già perfetta.
La citazione al primo film si evince facilmente, nella scena in cui esce Milo (un boss che già uscì nello scorso film) che cita anche Frank, protagonista del precedente capitolo. Ma il personaggio di Tonny, pur essendo simile agli altri di Refn e nonostante il lungometraggio segua come al solito la sua psicologia (plot narrativo di cui forse Refn abusa leggermente), è a sé stante e comunque piuttosto originale, oltre che scritturato e recitato in maniera formidabile !
Il bambino in arrivo è forse l’unico elemento che può dare scopo a Tonny ed alla sua vita…con il bambino ha anche luogo l’unica scena in cui Tonny mostra tenerezza, abbracciandolo e portandoselo con sé fino all’inquadratura finale.
L’emozione che si prova durante e dopo il film è alta, l’adrenalina non ti mola neanche un attimo per tutto il film, però ti viene anche da riflettere e parecchie scene ti distrubano, per me questo è il film d’azione perfetto che dovrebbe essere mostrato ai vari Statham, Van Damme, Stallone e chi più ne ha più ne metta. Come avrebbe riconfermato successivamente con Drive, qui Refn confeziona un’opera sua, libera da cliché e stereotipi, un’opera notevole in tutti i sensi. Non un film da 10, ma un capolavoro indiscutibile. La Danimarca è una terra di registi veramente talentuosi, ricca di artisti contemporanei di portata notevole.

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