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Recensione su Pusher 3

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Il ciclo è chiuso / 8 aprile 2014 in Pusher 3

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Terzo ed ultimo film della trilogia di Refn dedicata al mondo degli spacciatori. La pellicola, questa volta, si concentra sulle vicende di Milo, personaggio interpretato da Zlatko Buric e già apparso nei precedenti capitoli.
Il regista, ancora una volta, riprende il tema tormentato della redenzione. Come Tonny, Milo introduce allo spettatore la sua voglia di far sì che tutto vada pulito, liscio, che tutto scorra senza intoppi. Il pretesto (il compleanno della figlia) è associato sapientemente alla sua disintossicazione dalla droga, come a voler annullare quella sua marchiante debolezza grazie all’illusione del desiderio di dedicarsi ad un bene più grande.
Ma, come ci ha abituato Refn in queste sue storie, i piani non vanno come i suoi personaggi si prospettano, e Milo non fa eccezione. Un buon affare prima sfuma, poi progressivamente degenera. Il ruolo di boss della droga a Copenaghen è minacciato di continuo dalle nuove generazioni, le pretese della figlia sono sfiancanti, l’astinenza mette a dura prova la sua volontà. Quella di Milo è una lenta ed inevitabile resa. Mentre Tonny, che nel precedente capitolo aveva avuto un piccolo personale spiraglio di luce, quando sale con il proprio figlio tra le braccia su di un autobus, qui il protagonista è ad un vicolo cieco. L’unica piccola consolazione la trova nel salvataggio di una ragazza indotta alla prostituzione, unico piccolo gesto per cui riesce a pulirsi un po’ la coscienza (ma anche per soddisfare il suo ego; è emblematico quel “Io non prendo ordini da nessuno) ed è comunque costretto, paradossalmente, a macchiarsi le mani.
Il finale lascia molta malinconia nello spettatore: Milo riesce a mantenere il suo status, ricuce un po’ il rapporto con la figlia, ma fino a quando ciò potrà durare? Il suo digiuno dalla droga è già finito, il resto è questione di tempo. Non ha speranze di redenzione in un mondo che ormai l’ha inghiottito e che prima o poi, presumibilmente, lo sputerà via.

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