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Recensione su Ubriaco d'amore

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Uno stralunato, surreale e bizzarro inno all’amore firmato da Paul Thomas Anderson / 27 luglio 2011 in Ubriaco d'amore

Dal regista di “Magnolia” e “Boogie Nights”, Paul Thomas Anderson, un film decisamente strano, anomalo e surreale. “Ubriaco d’amore” è una commedia alquanto bizzarra, non per tutti i gusti (alcuni potrebbero rimanere sconcertati dalla visione), che ha come protagonista un uomo timido, goffo e impacciato, Barry Egan, che, oltre a dover fare i conti con sette (!) sorelle che lo assillano di continuo e con improvvisi attacchi d’ira incontrollata che sfoga in solitarie esplosioni di rabbia, si trova invischiato in guai finanziari a causa di un tipo losco di nome Dean Trumbell, che gestisce una linea telefonica erotica a cui Barry, ingenuamente, ha comunicato il numero della propria carta di credito. Per sua fortuna, Barry nel frattempo ha conosciuto una ragazza, Lena Leonard, che con il suo amore riuscirà a farlo uscire dall’apatia che lo affligge, dandogli così la forza per affrontare i violenti creditori che vorrebbero prosciugargli il conto in banca.
Se una storia del genere finisse nelle mani di altri registi, perlopiù mestieranti senza particolari qualità, il film diventerebbe una commedia sentimentale a lieto fine (non che qui manchi l’happy end: ma per fortuna il regista evita che il finale affoghi in un bagno di melassa) uguale a tante altre viste e straviste decine – se non centinaia – di volte. Con un regista ambizioso e geniale come Anderson, invece, quella che poteva essere una semplice e innocua commedia si trasforma in qualcosa di completamente diverso. Per merito dello stile virtuoso della regia, dei colori sgargianti e accesi della bellissima fotografia di Robert Elswit, del montaggio nervoso di Leslie Jones, che dà alla pellicola un ritmo sincopato, e della notevole colonna sonora curata da Jon Brion (cantante, compositore e produttore di artisti del calibro di Fiona Apple, Rufus Wainwright, Aimee Mann, Elliott Smith e Robyn Hitchcock), “Ubriaco d’amore” diventa un film inconsueto, eccentrico ed enigmatico (si pensi all’immagine dell’harmonium abbandonato, chissà per quale motivo, in mezzo alla strada), tanto da risultare di difficile classificazione. In quest’opera stravagante che fa della stranezza la propria cifra stilistica, perfino un attore mediocre senza particolari capacità recitative come Adam Sandler sorprende, regalando una prova attoriale spumeggiante che a tratti ricorda quelle di Jerry Lewis; l’ottimo cast comprende anche una bravissima Emily Watson, finalmente in vacanza dai film impegnati, in versione Shirley MacLaine e il sempre ottimo Philip Seymour Hoffman, viscido e ambiguo quanto richiede la parte dello sporco ricattatore che interpreta. Una commedia sempre imprevedibile, stralunata e divertente che compone, con un tocco di sana follia, un delizioso inno all’amore, visto come unica ancora di salvezza in un mondo dominato dal cinismo e dal materialismo. Bravo Anderson.

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