Recensione su L'ultima tempesta

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16 febbraio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Tratto da La Tempesta di Shakespeare, che è anche l’unico di Willy, blame on me, che ho letto, per cui diciamo che mi ci sono avvicinato con una certa baldanza, pensando “la so, la so, questa la so…”
Ecco, dopo 24 minuti mi sono fermato e tornato qua su internèt, a cercare lumi e spiegazioni.
Senti, ma com’è che non ci capisco un cazzo?
Ah, poi leggo che non ci si deve capire un cazzo.
Ah, bon… e io che mi preoccupavo….
In effetti nel seguito la trama di Shakespeare più o meno in controluce compare.
Prospero racconta tutto in prima persona, ha la voce che informa cose e persone, di come lui, re di Milano, e la figlia siano stati esiliati col tradimento, e di come stia per compiersi la sua vendetta per mezzo della magia. Il problema è che la sua magia è frutto dei suoi libri (leggasi libri che creano potere, fittizio, cioè magia, ma pur sempre potere), per cui ogni tanto parte una voce (alquanto saccente, anche) a sfogliare un libro, sull’amore, sull’architettura, sulle distopie, sulle arti liberali, qualsiasi cosa, che prendono vita sullo schermo. E 24, son 24 i libri, ricordano molto l’idea che potremmo avere ad esempio di quei trattati onnicomprensivi su questa o quell’arte che imperversavano nel rinascimento – non so, a me su quattro piedi della mia seggiola l’unico che viene in mente è il De pictura di Leon Battista Alberti, ma ce n’erano per così. 24, figuratevi un po’.
Nel frattempo non è che il resto sia normale, come si diceva, la storia più o meno c’è ma annegata in un profluvio di rimandi, riprese, citazioni classiche, ma barocche, ma, s’è detto, rinascimentali, ma più semplicemente tutto. Tutto e tutto insieme, i nudi, la danza, richiami pittorici esplicitissimi.
E poi le sovrapposizioni di immagini elettroniche con una qualche tecnologia giapponese che al tempo era all’avanguardia, per cui nel quadro dello schermo c’è un altro quadro cui l’immagine in secondo piano fa da cornice, i personaggi abbigliati in una esasperata foggia cinquecentesca e così via. Se ne esce un filo frastornati. Vogliamo parlare della megera Sicorax? O di come Prospero abbia liberato lo spirito Ariel dalla corteccia in cui era stato rinchiuso?
Frastornati suppongo come appena si sia usciti da una tempesta.
Il perdono finale mi sa molto di cristianesimo ma, se questa mai fosse una colpa, sarebbe da addossare più a Shake che a Green.

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