Recensione su Prospect

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Straniante ma non sgradevole / 11 Agosto 2019 in Prospect

La fantascienza ci ha abituati da tempo alle astronavi rattoppate, alle attrezzature di seconda mano, ai pianeti periferici; ma queste scenografie sono popolate in genere da bande di mercenari o da mostri alieni o da truppe imperiali. In Prospect invece ci sono soltanto una ragazzina che scrive fan-fiction, un padre irresponsabile, un avventuriero di mezza tacca e un contorno di cattivi istupiditi. Avrebbe potuto benissimo essere un western, ambientato magari nella California della corsa all’oro; ma la fantascienza ha il vantaggio di dare spazio a soluzioni narrative più varie.

Oltre ai contenuti, anche lo stile è peculiare. C’è qualcosa dei tradizionali film di FS di serie B, con la loro aria da budget limitato; ma qui ci sono anche effetti speciali decenti e una scrittura che non deraglia mai. La storia viene vista come attraverso una curiosa distanza: i due protagonisti soffrono entrambi perdite considerevoli, ma le accettano con notevole filosofia. Non c’è però nulla di eroico: i vari personaggi sono quasi tutti pasticcioni a cui va tutto male (o quasi); non c’è d’altra parte neanche un’atmosfera particolarmente ironica. La recitazione contenuta, ma non laconica, e lo sfondo di una natura aliena impassibile accrescono l’effetto un po’ straniante. Il risultato non è sgradevole, e ha anzi un suo fascino particolare – anche se viene il dubbio che non sia del tutto intenzionale (è il primo lungometraggio dei due registi). Certo, alla fine ci si può chiedere quale sia il senso del film – che in sostanza non è nulla di più della storia di una odd couple; ma vale comunque la pena. Sophie Thatcher, al suo debutto, sembra promettere bene; si rivede Pedro Pascal, lo Oberyn Martell di Game of Thrones.

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