Recensione su Prisoners

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23 Dicembre 2013

Thriller con tutti i crismi del caso e dalla storia interessante, Prisoners è un lungo viaggio nel momento più nero di due famiglie: il rapimento delle piccole figlie. Girato abbastanza bene e fotografato ancor meglio da Roger Deakins ( freddo, azzurro e limpido), il film, oltre a mettere in scena il rapimento, i dolori e l’inevitabile indagine, offre qualcosina in più coi personaggi: un padre (Hugh Jackman) che perde la bussola della moralità e un poliziotto di cui sappiamo pochino ma che è l’unico testardo che arriva fino in fondo ( Jake Gyllenhall). Molto spesso in contrasto tra di loro, i loro conflitti sono congruenti con i contrasti etici che vengono proposto nella vicenda e le cui conseguenze sono ben rappresentate dal volto tumefatto di Paul Dano, sempre molto bravo e inquietante. Il plot-twist, inaspettato per me, giunge dopo due ore piene e angosciose, avviando lo spettatore verso un finale che non assolve o condanna del tutto nessuno ma che lascia un certo senso di vago, forse troppo, sulle azioni appena viste. Quindi un buon film, bravissimo cast, ma le ambizioni del film, in parte, rimangono non raggiunte.

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