2011

Pollo alle prugne

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Pollo alle prugne
Pollo alle prugne

Esasperata dall'inconcludenza dello spirito sognatore di Nasser Ali, sua moglie gli distrugge il violino, prezioso strumento nonché sua unica ragione di vita; dopo aver tentato invano di trovare un degno sostituto, l'uomo decide che non vale più la pena vivere e inizia a meditare il suicidio: concede alla Morte otto giorni per venirlo a prendere, otto giorni durante i quali avrà occasione di ripercorrere la strana favola della sua vita. Tratto dall'omonimo romanzo a fumetti di Marjane Satrapi.
laschizzacervelli ha scritto questa trama

Titolo Originale: Poulet aux Prunes
Attori principali: Mathieu AmalricEdouard BaerMaria de MedeirosGolshifteh FarahaniChiara MastroianniMathis Bour, Enna Balland, Didier Flamand, Serge Avédikian, Rona Hartner, Jamel Debbouze, Isabella Rossellini, Éric Caravaca, Tim Williams
Regia: Marjane Satrapi, Vincent Paronnaud
Sceneggiatura/Autore: Marjane Satrapi, Vincent Paronnaud
Colonna sonora: Olivier Bernet
Fotografia: Christophe Beaucarne
Costumi: Madeline Fontaine
Produttore: Jeremy Burdek, François-Xavier Decraene, Nadia Khamlichi, Hengameh Panahi
Produzione: Belgio, Francia, Germania
Durata: 93 minuti

Prugne denocciolate. / 11 Maggio 2014 in Pollo alle prugne

Confesso di essere partita prevenuta nei confronti del film, perché, ai tempi, il trailer mi aveva lasciato nelle narici (?) sentore di fregatura.
Lasciate da parte le sensazioni, mi sono accinta a guardare la pellicola in maniera neutrale.
Beh, in conclusione, non ne è valsa la pena.

Bello il meccanismo incrociato del racconto che si svela strada facendo su piani temporali sfalsati, ma discutibile il resto, a partire dal tono forzosamente fiabesco che, però, non decolla mai.
La voce narrante, poi, ovvero l’elemento fantastico che sorregge buona parte del film e che sottende l’aura favolistica della storia, sparisce ad un tratto.

Domanda: la storia della Morte (o, qui, un angelo della morte) che aspetta un tale, domandandogli cosa ci facesse ieri, là è quella raccontata dalla Satrapi, quindi ambientata in India, o è quella citata anche da Vecchioni in Samarcanda e, nella stessa versione, dalla Fallaci in Un uomo e che pare provenga dal Talmud? C’è qualcun* che sa illuminarmi? 🙂
(vorrei solo sapere, a titolo personale, quale sia la versione “giusta” e/o se la Satrapi si è “appropriata” del racconto di un’altra tradizione, modificandolo… non ho capito bene perché)

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13 Gennaio 2013 in Pollo alle prugne

Storia particolare dall’atmosfera fiabesca e grottesca che non brilla affatton Molto belle certe sequenze ma nel complesso poco convincente. Bravissimo Amalric.

Ottimo ! / 20 Novembre 2012 in Pollo alle prugne

Storia bellissima e poi girato in maniera scoppientante ed accattivante !

12 Settembre 2012 in Pollo alle prugne

A sentire il titolo non se lo filerebbe nessuno e invece questo è uno di quei rari gioiellini che tendono a confondersi nel caos dei film più commerciali e rischiano di non essere mai visti. E devo ringraziare un amico che me lo ha suggerito perchè questa fiaba persiana moderna sul tema dell’amore irrisolto e del logorante scorrere del tempo è davvero incantevole.
Grazie alla splendida e intensa recitazione di Amalric (il suo personaggio muta ai nostri occhi nelle due parti in cui è divisa la storia) ed al senso artistico dei registi e del direttore della fotografia, la storia (che ha un narratore molto originale) assume una dimensione quasi fiabesca. E’ un dramma ma punteggiato di ironia colorata e, a tratti, spietata. E’ una storia d’amore, d’amore perduto o mai veramente confessato ma è anche un racconto sul tempo che rallenta in un caso e accelera nell’altro.
La scenografia si adatta alla perfezione alla dimensione del racconto e anche gli effetti sonori sono molto curati.
Questo è un racconto all’agro-dolce perfettamente equilibrato ma di grande impatto.

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Fiaba persiana moderna / 16 Giugno 2012 in Pollo alle prugne

Marjane Satrapi è una delle donne più intelligenti della nostra epoca. Fumettista sublime e regista soventemente in crescita, rappresenta una delle migliori scoperte acquisite dal cinema europeo negli ultimi decenni(lei è di nascita iraniana, ma naturalizzata francese, e il suo cinema risente positivamente di entrambe le diverse eppur simili etnie). Per il secondo lungometraggio realizzato con il fido Vincent Parannoud, la regista non si serve più dell’animazione(tranne un breve e a tratti nostalgico ritorno alle origini in uno dei mini racconti contenuti nel film), come fatto nel precedente e bellissimo Persepolis, ma preferisce raccontare una storia con attori in carne ed ossa. E questo Poulet aux prunes(Polle alle prugne in Italia) parla appunto di persone, e nello specifico di tutte le relazioni possibili tra persone anche diversissime). Il film è la triste storia di un amore impossibile, tragico e romanticissimo. Nasser Ali è uno dei migliori suonatori di violino esistenti. Un giorno, dopo un furioso litigio, la moglie rompe questo violino e fa sprofondare in uno stato di depressione il povero violinista. Dopo aver ricercato senza successo un violino capace di sostituire il suo, l’uomo decide che è meglio aspettare la morte stando seduto nel suo letto. In questa attesa gli ripassano davanti i momenti salienti della sua vita: l’eterna rivalità con il fratello, il difficile rapporto con i figli e con la moglie mai amata e il suo vero amore, dato ad una donna il cui padre non aveva permesso le nozze e quindi perso per sempre. Il film ha la leggerezza eppure la fantasiosa morale di una favola persiana, a cui per definizione si ispira e anche la leggiadria delle forme tipica del cinema francese, cinema di adozione per l’ideatrice del tutto, la brava Satrapi. La storia è sviluppata attraverso un intricato meccanismo di flashback e flash-forward, in cui il protagonista della vicenda, Nasser Ali(un abbastanza convincente Mathieu Amalric), rivede la sua vita e immagina quella dei figli quando lui non ci sarà più. Il film viaggia su frequenze abbastanza tipiche per il suo genere, senza cadere mai nei propri clichè, a volte anche solo accennati(un po’ stantia forse la parte da sitcom, forse evitabile), ma nel risultato totale francamente è poca cosa. La poetica stralunata e lunatica dell’autrice si riversa completamente nei personaggi, anche in quelli dalla psicologia appena accennata e soprattutto negli oggetti. Pensare che è proprio il violino l’inizio e la fine di tutta la storia, e anche l’oggetto su cui ruota tutta l’attenzione di regista, protagonista e pubblico. Presentato alla Mostra del cinema di Venezia 2011, il film è un’attenta commedia romantica, spacciata per finto dramma cameratesco, in cui si cerca di dare ulteriori significati alla parola amore. Quando Nasser Ali perde il suo vero amore, per colpa di un padre che rifiuta che la figlia sposi un musicista preferendo all’uomo un soldato, lui riversa tutto il suo amore nel violino e con la rottura di questo, è come se si spezzasse il suo cuore e se perdesse una parte di sé, una parte destinata a non ritrovarsi più. Non è un capolavoro il film, ma è sincero e colpisce al cuore al punto giusto, da poter essere considerata un’opera riuscita e soprattutto un piccolo gioiello della produzione degli ultimi tempi. La scena finale è da antologia: le lacrime della Farahani hanno dentro di loro tutto il significato del film e anche oltre. L’amore (non) è (mai) una cosa semplice.

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