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Recensione su Pocahontas

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28 dicembre 2011

Secondo me, si tratta dell’ultimo lungometraggio della Disney animato in stile tradizionale che riecheggia dei fasti del passato: dopo gli stratosferici incassi de Il Re Leone, la casa di Topolino non mantenne alte le aspettative, ma almeno sembrò restare fedele agli stilemi narrativi tradizionali, mantenendo abbastanza alta la qualità grafica relativa allo studio dei personaggi (altrettanto, non può dirsi di quello delle scenografie, invero scarne, quasi asettiche, benché riproducenti la natura possente ed incontaminata del Nord America). In particolare, è apprezzabilissima la resa del viso e del corpo scattante di Pocahontas, per tacere dei suoi capelli (solo Ariel, ne La Sirenetta ha goduto di una chioma altrettanto viva), imparagonabili alle zazzere “costrette” delle altre principesse Disney, da Rosaspina a Jasmine.
I “pupazzi” di contorno (procione, colibrì, carlino) non hanno alcuna funzionalità narrativa e ne sottolineano l’odiato orientamento puramente commerciale.
La trama è esile ed improbabile (infatti, le cose non andarono proprio così…), ma è comunque emozionante, e le musiche quantomai efficaci: credo che I colori del vento sia uno dei brani disneyani migliori del nuovo corso.
Rivisto dopo tanti anni, ha saputo affascinarmi ancora come la quindicenne.
Già il successivo Gobbo di Notre Dame fu una piccola delusione e, a seguire, Hercules, Tarzan, Atlantis e Il Pianeta del Tesoro, per me, sono abbastanza risibili (da leggersi alla Marco Pisellonio style…).

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