Recensione su Pinocchio

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C’era una volta un pezzo di legno… / 28 Dicembre 2019 in Pinocchio

Matteo Garrone con il suo Pinocchio questa volta cerca di liberarsi dalla nicchia e di arrivare al pubblico più ampio possibile. Se con il Racconto dei Racconti era stato gotico, dark, a tratti quasi orrido, con Pinocchio ricerca invece il suo lato più leggero e magico della fiaba. E centra il bersaglio a pieni voti.
Del resto Pinocchio può essere diretto solo da un’italiano, ed è talmente intessuto nella nostra cultura che ognuno ne ha una propria visione. Per quel che mi riguarda le scene che più ricordo dai libri della mia infanzia non sono state inserite e mi sono mancate (la morte di Lucignolo tra tutte), così come mi è mancata la musichetta dello sceneggiato televisivo, che rimane per me insuperato.
Detto questo Garrone opera con grande stile e soprattutto con il cuore, creando un film veramente profondo. Assorbe dal nostro panorama cinematografico gli attori “divi” che più amiamo, un po’ per coccolare il pubblico (non che sia una colpa dare un occhio per una volta anche al soldo), un po’ perché Pinocchio deve essere nazional popolare, e soprattutto riconoscibile. Riprende in sè Benigni ottimamente in parte, che fonde nel suo Geppetto un po’ del Guido che abbiamo amato ne La Vita è Bella, inserisce una Fata Turchina eterea e bellissima, un gatto e volpe che bucano lo schermo e una trasformazione in asino veramente inquietante. I bambini che erano in sala hanno riso alla gag più puerili veramente tanto, mentre sono inorriditi alla scena degli assassini. Insomma parliamo di un film interessante, non perfetto sicuramente, e che soffre della tradizione che lo aveva preceduto, ma piacevole e intelligente, che ha il pregio di bucare letteralmente lo schermo e tirarti dentro. Un po’ sofferente è la rappresentazione di Lucignolo, personaggio con cui l’autore stesso sebbene la morale comune lo condanni, tenda a empatizzare, troppo piatto laddove nel libro è tridimensionale e in cui è facile entrare con tutte le scarpe,
La lumachina invece è un qualcosa di davvero incisivo, forse il personaggio più riuscito e destinato a restare nell’immaginario collettivo.

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