Pinocchio

/ 20197.264 voti
Pinocchio

Dal romanzo 'Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino' di Carlo Collodi. Da un ciocco di legno, il povero falegname Geppetto ricava un burattino di legno con le fattezze di un bambino. Il pezzo di legno, però, è speciale e, modellandolo, Geppetto dà vita a un burattino discolo e impertinente come un ragazzino.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Pinocchio
Attori principali: Federico IelapiRoberto BenigniMarine VacthGigi ProiettiMassimo CeccheriniRocco Papaleo, Alessio Di Domenicantonio, Marcello Fonte, Davide Marotta, Paolo Graziosi, Gianfranco Gallo, Massimiliano Gallo, Alida Baldari Calabria, Maurizio Lombardi, Teco Celio, Maria Pia Timo, Enzo Vetrano, Nino Scardina, Ciro Petrone
Regia: Matteo Garrone
Sceneggiatura/Autore: Matteo Garrone, Massimo Ceccherini
Fotografia: Nicolai Brüel
Produttore: Jeremy Thomas, Jean Labadie, Matteo Garrone
Produzione: Francia, Italia, Gran Bretagna
Genere: Drammatico, Azione, Fantasy
Durata: 125 minuti

Troppa aspettativa / 13 Gennaio 2020 in Pinocchio

Ho sentito troppe persone che mi hanno detto: “MAGNIFICO!”, “IL VERO PINOCCHIO!”, “COMMOVENTE!”, “HO PIANTO PER L’EMOZIONE!”…
Troppo… E quando l’ho visto… Beh, mi aspettavo di più.
Bello, per carità ma non mi ha dato quell’emozione che mi aspettavo.
Effetti speciali importanti e azzeccati.
E’ Pinocchio.
Ad maiora!

Grazie Garrone / 13 Gennaio 2020 in Pinocchio

Premessa dare un voto ad un film è una cosa assai difficile, ci sono criteri diversi a seconda del genere aspettativa, eccetera. questo film se analizzato come un film per tutta la famiglia, nazional popolare per me è da 10. Parlando economicamente parlando ha incassato15 milioni ( il film italiano che ha incassato di più l’anno scorso ha fatto 8 milioni ed era Muccino), vedere dopo anni che un film d’autore riesce non solo ad incassare bene ma piacere a un pubblico vasto mi riempito cuore di gioia, dopo anni e anni di cinepanettoni e film mediocri che hanno riempito le nostre sale, entrare in un film di Garrone e trovare la sala piena mi ha quasi commosso, sarà che Pinocchio piace a tutti, sarà che la gente ancora ama Benigni, non lo so.
Poi da toscano amo il burattino pure io e ho trovato il film di Garrone visivamente spettacolare, colori tenui scuri con ocra e celeste prevalenti, effetti speciali ottimi senza abusare della computer grafica, ma come difetto devo dire che secondo me non ha voluto spingere troppo facendo più una lettura fedele a Collodi che personale. Non ha spinto sulle parti più macabre del racconto, con il chiaro intento di non spaventare troppo i bambini che ormai sono troppo abituati alle storie dinsey. Quindi Pinocchio non ha potuto mostrare tutta la sua cattiveria intrinseca, perché oggi come oggi spaventerebbe troppo.
Detto questo grazie mille Garrone per questa grande fiaba in cui ora posso crede: si può portare gente al cinema non solo con Zalone, si può far un bel film nazional popolare.

Leggi tutto

Il Garrone nazional-popolare / 5 Gennaio 2020 in Pinocchio

A fronte di un impressionante apparato formale, questo mi è parso il “peggior” film di Matteo Garrone realizzato finora.
Mi spiego meglio. Mi sembra quello più banale, perché, sì, propone tutti i temi cari al regista romano (la metamorfosi, l’orrido, il percorso formativo – in questo caso, “ascendente”- del protagonista, ecc.), ma senza (r)innovarli in alcuna maniera, se non proponendo un protagonista-bambino, cosa che, finora, non aveva mai fatto (a memoria mia) in maniera visivamente esplicita (tutti i protagonisti dei film di Garrone, a mio avviso, sono piccoli che maturano dolorosamente nel corso del racconto, ma, finora, si è trattato sempre di adulti con un animo da bambino, mai di ragazzini dal punto di vista anagrafico) .
Sicuramente, è il film di Garrone più nazional-popolare, per ovvi motivi. Il che non è necessariamente un difetto, ci mancherebbe. Ma, nell’alveo del cinema smaccatamente di genere che ha già deciso di trattare il regista, mi pare un passo indietro rispetto al magniloquente e, secondo me, più intrigante Il racconto dei racconti (2015).

Ho apprezzato tantissimo scelta delle location (paese di Geppetto a parte, unica mia nota personale di demerito al pregevole lavoro del location manager Gennaro Aquino), scenografie (bellissima la camera da letto ammuffita e polverosa della Fatina), trucco e parrucco (fantastici la Lumaca di Maria Pia Timo, il cane Medoro e il giudice gorilla di Teco Celio) e l’esaltazione del gusto per il pauroso che si esplica benissimo soprattutto nelle scene in cui sono presenti il Gatto e la Volpe (ottimo Ceccherini), specie quando spizzicano all’Osteria del Gambero Rosso e i rumori di scena diventano infernali e spaventosi.
Meno felice, invece, mi è sembrata la scelta degli attori più giovani, a partire da quello selezionato per interpretare il pur difficile ruolo di Pinocchio (Federico Ielapi): per esempio, la piccola Fatina (Alida Baldari Calabria) è di una bellezza diafana incantevole, esaltata da minuscoli dettagli come le impalpabili ciglia turchine, ma, detto fra noi, non dovrebbe aprire bocca.

A latere (ma questo dettaglio non ha influito in alcun modo sul mio voto complessivo), comprendo che il tempo sia un fattore tiranno, ma, visto il taglio correttamente cupo del lungometraggio, avrei molto gradito altre parentesi letterarie macabre omesse nel film, come la morte della Fatina e quella di Lucignolo.

Nota di colore: nel cast del film, c’è anche Nino Scardina (Omino di burro), doppiatore attivissimo negli anni Settanta e Ottanta. Era praticamente sempre il cattivo degli anime: avete presente Mister X de L’uomo tigre? Il corvo Cra Cra di Bia? Biscus di Lalabel? L’è semper lù.
Altro revival 80’s: il Grillo Parlante e la marionetta di Pantalone sono interpretati da Davide Marotta, che, in un noto spot di quasi 40 anni fa, pronunciava il tormentone: “Ciribiribì Kodak!”.

Leggi tutto

Finalmente una versione che rispecchia il romanzo. / 31 Dicembre 2019 in Pinocchio

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Due premesse.
La prima: lo sceneggiato di Luigi Comencini è un capolavoro inarrivabile sotto tutti i punti di vista, una delle cose più belle che la nostra televisione abbia mai prodotto. Di conseguenza se viene usato come metro di paragone per qualsiasi versione cinematografica di Pinocchio che viene proposta tale versione sembrerà sempre una me**a. È un dato di fatto.
La seconda: Il libro di Carlo Collodi non è quella favoletta sdolcinata ed edulcorata della Disney che è entrata nell”immaginario collettivo, è un romanzo cupo e grottesco, questo per dire a quelle mamme e a quelle nonne che si sono scandalizzate davanti a questo film che ha sconvolto i loro figli e nipoti, Pinocchio è questo, non è una fiaba per bambini ma una parabola della vita umana.
La versione che ne ha fatto Garrone è la più fedele al romanzo che sia finora uscita, un film cupo, crudo, anche pauroso in alcuni frangenti, un’opera dark difficile da digerire per alcuni ma bellissima dal punto di vista tecnico (gli effetti speciali e il trucco sono spettacolari), una fotografia e un’atmosfera semplicemente perfette.
Le noti dolenti riguardano più che altro alcuni tagli fatti della versione cartacea (tipo la morte di Lucignolo) con la conseguente poca fluidità di alcune scene, il ritmo un po’ lento e la recitazione da teatro scolastico dei piccoli attori.
Un film oggettivamente bello, non perfetto ma bello. E soprattutto finalmente inerente al romanzo.
Garrone si conferma regista di ottimo livello.

Leggi tutto

C’era una volta un pezzo di legno… / 28 Dicembre 2019 in Pinocchio

Matteo Garrone con il suo Pinocchio questa volta cerca di liberarsi dalla nicchia e di arrivare al pubblico più ampio possibile. Se con il Racconto dei Racconti era stato gotico, dark, a tratti quasi orrido, con Pinocchio ricerca invece il suo lato più leggero e magico della fiaba. E centra il bersaglio a pieni voti.
Del resto Pinocchio può essere diretto solo da un’italiano, ed è talmente intessuto nella nostra cultura che ognuno ne ha una propria visione. Per quel che mi riguarda le scene che più ricordo dai libri della mia infanzia non sono state inserite e mi sono mancate (la morte di Lucignolo tra tutte), così come mi è mancata la musichetta dello sceneggiato televisivo, che rimane per me insuperato.
Detto questo Garrone opera con grande stile e soprattutto con il cuore, creando un film veramente profondo. Assorbe dal nostro panorama cinematografico gli attori “divi” che più amiamo, un po’ per coccolare il pubblico (non che sia una colpa dare un occhio per una volta anche al soldo), un po’ perché Pinocchio deve essere nazional popolare, e soprattutto riconoscibile. Riprende in sè Benigni ottimamente in parte, che fonde nel suo Geppetto un po’ del Guido che abbiamo amato ne La Vita è Bella, inserisce una Fata Turchina eterea e bellissima, un gatto e volpe che bucano lo schermo e una trasformazione in asino veramente inquietante. I bambini che erano in sala hanno riso alla gag più puerili veramente tanto, mentre sono inorriditi alla scena degli assassini. Insomma parliamo di un film interessante, non perfetto sicuramente, e che soffre della tradizione che lo aveva preceduto, ma piacevole e intelligente, che ha il pregio di bucare letteralmente lo schermo e tirarti dentro. Un po’ sofferente è la rappresentazione di Lucignolo, personaggio con cui l’autore stesso sebbene la morale comune lo condanni, tenda a empatizzare, troppo piatto laddove nel libro è tridimensionale e in cui è facile entrare con tutte le scarpe,
La lumachina invece è un qualcosa di davvero incisivo, forse il personaggio più riuscito e destinato a restare nell’immaginario collettivo.

Leggi tutto