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Recensione su Pi greco - Il teorema del delirio

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6 febbraio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Un film che avrei dovuto vedere tempo fa, supercinema superindipendente superamericano, l’esordio di Aronofsky, quello del recente The Wrestler, per intenderci. Perché non l’ho visto prima?
Bianco e nero forzatamente sgranato e un personaggio matematicamente fulminatissimo, sorta di scienziato matto ma non cattivo, che insegue numeri e sequenze in ogni dove con lo scopo di trovare lo schema che gli permetta di prevedere gli andamenti della borsa (‘sti americani se non pensano ai soldi non son contenti). Ebreo, per cui viene perseguitato anche da un gruppo di ortodossi tutti torah e cabbala e bar mitzvah che sostengono che quello stesso numero, di 216 cifre, per cui lui sta impazzendo sia anche il nome di Dio. La vicina gliela darebbe anche ma lui NO! è troppo impegnato a giocare coi numeretti.
Una delle critiche lette è che dal punto di vista della scienza matematica vera non sta in piedi ma pe’ nniente.
Ciò che c’è di buono è, invece e appunto, il non capirci nulla e lasciarsi portar via, fino a infilarsi il trapano nella cabeza. Anche quello, è vero, è finzione, è sogno, è una brutta canzone di Ligabue con palco e realtà, che è?
La soundtrack invece è straseriamente elettrico-elettronica, i rimandi evidenti sono a Lynch e in particolare a Eraserhead. Beh, credo, ma non saprei dire come no.

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