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Morale rivoluzionaria e diversità / 30 giugno 2017 in Pieles

I giovani personaggi del film presentano tutti qualcosa in comune, conservando contemporaneamente una diversità propria anche nei problemi della vita quotidiana. Da come si evince, i loro corpi sono ciò che non li rende persone pienamente serene, capaci di vivere una vita serena e normale, vivendo in luoghi chiusi, surreali, artificiali, al riparo dalla crudeltà del mondo esterno. Prima che possano rendersene conto, le vite di questi personaggi verranno a contatto, come una trama uniforme e generica, unita dalla diversità , sia questa la pelle, le labbra, il viso o un disturbo mentale che impedisce di riconoscere come proprie alcune parti del corpo per nascondere un desiderio inconscio ben più profondo. In questa atmosfera che spazia dal rossa al lilla, è sì presente la voglia di scandalizzare, ma al fine di creare curiosità allo spettatore e tirare fuori il suo lato umano in questo clima grottesco che oscilla tra l’artificiale e il crudele, tenuti insieme dal filo del surreale. Il film di E. Casanova non vuole, fondamentalmente, rendere esplicita chissà quale morale, ma il messaggio finale che ne passa è edificante: imparare a stare nella propria pelle e, contemporaneamente, immedesimarsi in quella degli altri, che rende questa sorta di realtà da “freak show circus” piuttosto disturbante ma contemporaneamente commovente, nonostante l’atmosfera bizzarra. Non è un horror, non è un dramma, non è una commedia, non è un film sentimentale…eppure presenta chiaramente tutti gli elementi principali tipici di ognuno di questi generi. La pellicola del giovanissimo regista racconta senza paura ciò che non è raccontabile senza tabù, ciò che non si dovrebbe nemmeno pensare senza sentirsi inevitabilmente disgustati, eppure quella che potrebbe a primo impatto sembrare una provocazione sterile, malriuscita e indigesta avrà un fortissimo impatto sullo spettatore, che sarà poi portato alla riflessione introspettiva più seria.

1 commento

  1. Stefania / 17 gennaio 2018

    Il tuo commento è molto interessante e, in particolare, concordo con te sull’impossibilità di inserire il film in una categoria cinematografica precisa: in questo senso, Casanova si dimostra molto maturo nella capacità di gestire registri diversi, dando vita a un “altro” tanto sfaccettato ma coerente.
    Però, non so se questo film mi indurrà a una riflessione che vada al di là di considerazioni classiche come “non bisognerebbe valutare le persone dal loro aspetto” e “prima di giudicare qualcuno, cammina tre lune nei suoi mocassini”. Anche se non sbaglia a ribadirlo, questo mi sembra un messaggio assodato. Piuttosto, il film mi sembra squilibrato quando mette a confronto le persone con un problema fisico con quelle prive di deformità “disgustose”: nel caso delle seconde, si tratta puntualmente di persone prive di scrupoli, cattive. Quindi, da una parte c’è il buono-deforme, dall’altra c’è il cattivo-“normale”: da un progetto che, per altri motivi, si propone in modo molto originale, mi sarei aspettata un superamento più “creativo” di questi manicheismi.
    Come dire, mi fa piacere che, alla fine, tutti siano contenti, che abbiano trovato un equilibrio, ma se Casanova ha già tirato le somme per me… Su cosa dovrei riflettere? 🙂

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