Recensione su Pieles

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Contrasti pop / 17 Gennaio 2018 in Pieles

Non so davvero come valutare questo film, perché sono rimasta troppo impressionata dalla particolare deformazione di uno dei protagonisti (Samantha, protagonista anche del corto Eat my shit, 2015, a firma dello stesso regista) e la mia valutazione (in termini numerici) sarebbe troppo inficiata dal disgusto (lo ammetto) legato alla sua vicenda, per cui mi astengo dal votarlo.
Però, proverò a commentarlo.

Chiaramente, la ricerca dell’effetto disturbante è fra le priorità dell’autore, il giovane attore, sceneggiatore e regista spagnolo Eduardo Casanova, protetto di Álex de la Iglesia, coinvolto in questo progetto come produttore. Nel cast, poi, figurano numerosi attori noti della scena iberica: fra di loro, ho riconosciuto Macarena Gómez, Candela Peña, Carolina Bang e Carmen Machi.
La crudezza delle situazioni e delle immagini è esacerbata dalle scelte cromatiche virate sui toni pastello che imperversano nei costumi e nelle scenografie e dalla compostezza formale delle inquadrature, a metà strada tra le scelte estetiche di Wes Anderson (simmetria, prospettive centrali, gusto rétro) e Yorgos Lanthimos (asetticità, modernariato di gusto discutibile, microcosmi domestici circoscritti e soffocanti).
Il contrasto fra il nitore e l’insistito candore dei contesti fa a pugni con quanto accade durante il film, incentrato -direi- su una triade di temi: diversità (fisica, mentale), ossessione (denaro, sesso, cambiamento), perversione (derivante dalle prime due).

Di fondo, l’argomento è molto interessante (e la mia reazione, probabilmente, rientra appieno negli obiettivi di Casanova) e si rende cinematograficamente accattivante anche grazie ai citati paradossi creati dalla messinscena.
Però, temo che il regista si sia lasciato prendere la mano e che, più che un’effettiva riflessione sui detti temi, il film si faccia ricordare principalmente per il suo repertorio di freak.
Colpisce (negativamente, perché non propone niente di nuovo) il fatto che, in questo film, le persone afflitte da problemi fisici siano solo vittime e che chi li circonda sia perlopiù un debosciato. C’è chi, fra detti debosciati, si redime parzialmente o viene punito, è vero. Ed è anche vero che le vittime dimostrano di avere un carattere saldo e fortissimo. Ma l’assunto di base è decisamente poco originale. Da un provocatore come mi pare sia Casanova, a questo punto mi sarei aspettata qualche guizzo narrativo più interessante.

Considerando anche le ricercate sequenze in cui vengono usati ulteriori particolari contrasti cromatici e materici ed effetti come il ralenti, che esaltano la costante ricerca di composizione fotografica di Casanova, il risultato complessivo, per me, è quello di un videoclip pop (ma decisamente più disinibito) di Katy Perry.
Nota: confesso che non mi sarei mai aspettata un prodotto del genere al di fuori, per esempio, dei confini giapponesi. La follia delle situazioni e il senso del contrasto cromatico-materico un po’ horror e un po’ kawaii mi sembra desunto dal mondo hentai e grottesco di certi filoni cinematografici e fumettistici giapponesi, e la cosa mi stupisce, perché non ricordo niente di aver mai incrociato nulla di simile all’interno della produzione cinematografica europea.

3 commenti

  1. Federico66 / 12 Aprile 2018

    Che dire, effettivamente alla fine quel che resta è solo una strana sensazione di disgusto. Nulla più. Mi è impossibile trovare spunti di riflessione se alcuni personaggi in realtà non possono esistere in quanto non si può parlare di deformazione, ma tutt’al più di personaggi fantascientifici! Probabilmente con personaggi più veritieri (vedi Freaks) il risultato sarebbe stato diverso.

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