Recensione su Pieces of a Woman

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5 Marzo 2021

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Raccontare il dolore attraverso un film non è certo facile. Questo film ci prova ed è un tentativo lodevole ma non l’ho trovato molto riuscito.
Vanessa Kirby nel volo di Martha è molto brava a mostrare l’annichilimento, l’incapacità di reagire, di capire, di esprimersi di fronte alla morte di una figlia appena nata. E molto bello e intenso è il piano sequenza iniziale del parto, 20 minuti che ben trasmettono la sensazione di nausea, sofferenza, ansia e insieme attesa della partoriente e del padre.
Un po’ più convenzionale e stereotipo è tutto quello che segue. Dagli sguardi tutti puntati su di lei al ritorno in ufficio, al fatto che lei non veda intorno a sé altro che bambini, alla madre decisionista che odia il suo fidanzato e che poi alla fine ci aveva anche visto lungo, e che vorrebbe scuoterla e farla uscire dal suo torpore, ma a questo scopo non trova di meglio che imbastire un processo contro l’ostetrica. Onde puoi rivelare di essere giustificata nel suo livore dal fatto di avere un passato di bambina ebrea sopravvissuta per un pelo (no vi prego, ma che c’entra!!! E poi come può aver fatto la seconda guerra mondiale la madre di una trentenne?) che i medici vedevano già morta.
Insopportabili e legnosissimi, poi, sono i pochissimi dialoghi tra Martha e il fidanzato.

Non mi hanno convinto anche alcune scelte di cast non da poco. L’azzeccatissima Kirby, molto bella e dalla faccia per niente hollywoodiana, è circondata da attori secondo me poco convincenti nel ruolo.
Shia LaBeouf è a mio avviso un attore di un’inespressività rara. spero che i recenti scandali che lo hanno coinvolto lo portino per un po’ lontano dagli schermi. Il suo ruolo in questo film, peggio del peggior cattivo dei cartoni animati, evidentemente non si discosta molto da quello che è come persona nella vita.
La splendida Ellen Burstyn, classe 1935, potrebbe essere la nonna di Vanessa Kirby ed è quindi del tutto fuori luogo in quanto madre di una trentenne.
Scelta scenica assurda poi è quella dello sviluppo delle foto della neonata.
Ad alcuni mesi di distanza dalla tragedia, nei giorni del processo contro l’ostetrica, Martha va da un fotografo a far stampare il rullino delle foto che sono state scottate al momento della nascita (davvero? Qualcuno scatta ancora istantanee con una macchinetta fotografica analogica?). dopo lo sviluppo la foto grande formato di Martha con in braccio la bambina viene stampata in una bacinella con gli acidi, peraltro in presenza della stessa Martha. Osservare l’immagine che appare a poco a poco è di sicuro effetto, ma credo che almeno dal 1950 nessuno, in uno studio fotografico qualunque, sviluppi le foto in camera oscura e le stampi usando le bacinelle con gli acidi.
E vogliamo parlare del processo voluto dalla madre di Martha che termina con un accorato appello di Martha stessa, finalmente risvegliatasi dal suo torpore? Davvero un teste può prendere parola quando vuole e porre fine a un processo in questo modo?

Insomma l’idea è buona, ottima l’attrice protagonista, ma lo svolgimento sfida di continuo la verosimiglianza.

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