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Recensione su Picnic a Hanging Rock

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L’imperscrutabile mondo del sogno australiano e la rigidità della morale vittoriana. / 18 agosto 2015 in Picnic a Hanging Rock

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Nel giorno di San Valentino del 1900, nella torrida estate australiana, le alunne del severo Appleyard College trascorrono una giornata di gita ai piedi Hanging Rock, uno sperone roccioso nelle vicinanze di Melbourne. La scampagnata si svolge nel rispetto delle rigide regole dettate dalla morale vittoriana dell’epoca. Ad esempio alle ragazze viene concesso di togliersi i guanti solo dopo usciti dal villaggio, ma non di liberarsi dei soffocanti busti e corpetti, ingabbiate in schemi inflessibili proprio nel momento della loro massima esuberanza giovanile. Alla fine della gita dovranno scrivere un saggio di geologia, come se ciò avesse un senso per delle ragazze di buona famiglia per le quali l’unica prospettiva per il futuro sarà quella di andare incontro ad buon matrimonio. Dopo pranzo, nell’afa del pomeriggio mentre quasi tutte dormono, quattro ragazze, capitanate dalla sensuale Miranda (Anne Lambert), decidono di scalare la rocca. Durante la salita il tempo sembra fermarsi (così come si erano fermati tutti gli orologi) e l’atmosfera si fa soffusa. Si ha la sensazione che qualcosa debba accadere e qualcosa effettivamente accadrà. Una delle ragazze, dopo aver seguito il gruppetto per un po’, torna al campo in preda ad una crisi isterica, lanciando l’allarme. Le ragazze e una delle professoresse che le aveva seguite, sono sparite. Le ricerche della polizia si riveleranno infruttuose. Solo dopo otto giorni sarà ritrovata una delle scomparse tra le rocce, svenuta, senza corsetto, con le unghie spezzate e i piedi inspiegabilmente puliti. La ragazza non ricorderà nulla di quello che è accaduto e non sarà in grado di essere d’aiuto nelle ricerche. Le altre non verranno mai più ritrovate. Ad aggiungere mistero al mistero, qualche giorno dopo la direttrice del collegio (Rachel Roberts), sarà ritrovata morta, probabilmente suicida, ai piedi di Hanging Rock. Il film finisce così, senza risolvere il mistero, esattamente come finiva anche il romanzo di Joan Lindsay cui l’opera di Peter Weir rappresenta una riduzione cinematografica abbastanza fedele anche nel rispettare appieno il volere della scrittrice di non fornire nessuna spiegazione finale. I ritmi sono rarefatti ed evocativi, agevolati e sottolineati da una colonna sonora che richiama le musiche tribali aborigene suonate con un flauto di Pan (dio che nella mitologia greca simboleggiava la comunione con la natura). Vera protagonista delle due opere è l’anima dell’Australia, il continente geologicamente più stabile della Terra dove il paesaggio è immobile da secoli. Hanging Rock è una delle rappresentazioni di questa immutabilità. Osservarla oggi è come osservare la Terra di millenni nel passato. In questo ambiente vivevano da 40.000 anni gli aborigeni perfettamente coesi ad esso, a differenza dei conquistatori britannici. Anche se di aborigeni nel film non se ne vedono, a parte uno presente nella squadra dei ricercatori, i continui riferimenti al sogno e al mondo dei sogni richiamano esplicitamente la loro affascinante mitologia. In questo modo, film e romanzo cercano di descrivere la faticosa convivenza tra le convenzioni dell’uomo bianco e il misterioso ambiente circostante, tra il moralismo bigotto della mentalità vittoriana e una terra incredibilmente antica e imperscrutabile. Tra la civiltà colonizzatrice e il territorio colonizzato che non li ha ancora metabolizzati. Tornando al romanzo, in realtà Joan Lindsay scrisse anche un capitolo, il 18°, dove spiegava l’accaduto nei particolari. In accordo con l’editore fu però tagliato, lasciando il mistero tale e il lettore libero di dare un’interpretazione dell’accaduto. La Lindsay diede disposizioni che questo capitolo fosse pubblicato solo dopo la sua morte e così fu fatto. The secret of Hanging Rock uscì nel 1987, ma in Italia restò inedito (difficili da rintracciare anche le edizioni internazionali, ormai fuori commercio). In cima le ragazze si troveranno di fronte ad un enorme monolito emanante un ronzio che le risucchierà al di fuori dallo spazio-tempo. Li incontreranno una donna che le inviterà a proseguire il cammino di comunione con la natura, iniziato con la scalata della rocca, attraverso una fenditura nella roccia, probabilmente un portale verso un’altra dimensione o verso l’aldilà.

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