Recensione su Piano, Solo

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GENIO E FOLLIA / 28 giugno 2011 in Piano, Solo

“Il linguaggio della musica è uno, ed è quello dell’anima, là dove le parole ci ingannano con i loro mille significati. E’ libera di volare in paradiso, di scendere nelle viscere dell’inferno o di starsene a galleggiare nel limbo. Io amo quei musicisti che cantano, scrivono e suonano ogni nota come se fosse l’ultima”
Questo pensiero è quello di Luca Flores, un geniale pianista jazz, conosciuto grazie alla biografia di Riccardo Milani in ‘Piano, solo’, ispirato a sua volta da un libro scritto da Walter Veltroni “Il disco del mondo”.
Il film presenta nella intensa interpretazione di Kim Rossi Stuart un Flores immerso completamente nella sua musica, come la sola che può farlo ‘volare’; mi ha colpito in particolare una confidenza che fa alla sorella, le dice che a volte si sente come staccato dal corpo e collegato a questo solo da fili invisibili che non sempre riesce a manovrare, tanto che teme di perderne il controllo soprattutto quando suona.
Suicida a quasi 40 anni, si dice di lui che nel suonare si lasciava scorrere liberamente, e in lui risuonava la voce di tutti i grandi improvvisatori del passato; che nella sua musica si sentono paesaggi sonori e interiori sempre diversi… ma quello che ho colto io quando ho ascoltato la sua musica, è stata una emozione intensa, come se con ogni sua nota volesse comunicare sì la gioia del creare ma anche un dolore interiore che lo tormentava, quello stesso dolore che lo ha poi ingoiato.
Lascia ai suoi cari e al mondo un’ultima opera “For Those I Never Knew” come una sorta di eredità artistica e umana, incisa pochi mesi prima della tragedia, che invito ad ascoltare, perché la musica di questo artista penso che davvero sia in grado di ‘farci volare’.

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