2017

Il filo nascosto

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Il filo nascosto
Il filo nascosto

Londra, anni Cinquanta. Reynolds e Cyril Woodcock sono fratelli, stilisti d'alta moda richiestissimi da nobili e ricche signore dell'alta borghesia britannica. La loro vita cambia dopo l'incontro di Reynolds con la bella e giovane Alma, cameriera in un'amena località di campagna.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Phantom Thread
Attori principali: Daniel Day-Lewis, Vicky Krieps, Lesley Manville, Camilla Rutherford, Gina McKee, Brian Gleeson, Harriet Sansom Harris, Lujza Richter, Julia Davis, Nicholas Mander, Philip Franks, Phyllis MacMahon, Harriet Leitch, Silas Carson, Richard Graham, Martin Dew, Ian Harrod, Eric Sigmundsson, Jane Perry, Tim Ahern, Emma Clandon, Sarah Lamesch, Dave Simon, David Charles-Cully, Michael Gabbitas
Regia: Paul Thomas Anderson
Sceneggiatura/Autore: Paul Thomas Anderson
Colonna sonora: Jonny Greenwood
Fotografia: Paul Thomas Anderson
Costumi: Mark Bridges
Produttore: Megan Ellison, Paul Thomas Anderson, JoAnne Sellar, Chelsea Barnard, Peter Heslop, Jillian Longnecker, Daniel Lupi, Adam Somner
Produzione: Usa
Genere: Drammatico
Durata: 131 minuti

Alma e Reynolds / 14 luglio 2018 in Il filo nascosto

In una scena deliziosa di amore a prima vista, tra le più originali e sincere della storia del cinema (quel rossore improvviso!): così ci vengono mostrati per la prima volta insieme Alma e Reynolds. Ma il loro rapporto non si sviluppa come l’inizio – col suo erotismo cameratesco, da pari a pari – lascerebbe presagire; è invece un rapporto ineguale,... continua a leggere » in cui la gentilezza di Alma, la sua intelligenza, la sua inesauribile capacità di prendersi cura, ma anche – a rendere più vero il personaggio – le sue occasionali imbronciature e gelosie (p.es. nell’episodio della principessa) vanno a scontrarsi con l’egocentrismo dell’uomo, le sue nevrosi, il suo bisogno di essere lasciato solo, tranne che nelle crisi periodiche di regressione semi-infantile e negli occasionali slanci amorosi. Reynolds è il più convenzionale dei due personaggi, malgrado la consueta eccezionale interpretazione di Daniel Day-Lewis; ma è Alma che a un certo punto della vicenda sembra distruggere improvvisamente l’autenticità del proprio personaggio, con un gesto di amour fou o, se ammettiamo che sappia molto bene cosa sta facendo, di estrema manipolazione, che comunque in nessun caso le appartiene. Ma anche passando sopra a questa incoerenza, risulta impossibile digerire il bizzarro colpo di scena quasi alla fine del film, che distrugge stavolta la credibilità del personaggio di Reynolds – anche se in cambio con la sua improbabilità rende Phantom Thread ancora più memorabile.

Il risultato è un’opera piacevolissima (anche se un po’ lunga), che alterna il dramma alla commedia (vedi l’episodio esilarante di Barbara Rose), dai toni comunque leggeri (salvo qualche piccola caduta di gusto, come la visione della madre defunta), ma che non riesce a trovare il modo per risolvere in modo originale e credibile il contrasto di caratteri che mette in scena. Bravissimi tutti gli interpreti, anche se la mia preferenza va alla stupefacente Vicky Krieps. Notevole infine il modo in cui il regista si è sforzato di creare un film che non fosse solo sugli anni Cinquanta, ma che apparisse anche come degli anni Cinquanta, con le sue atmosfere vagamente hitchcockiane, una certa generale pudicizia, la colonna sonora pervadente e persino i titoli di coda in stile rétro.

Phantom Thread/Il filo nascosto / 8 aprile 2018 in Il filo nascosto

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

But yet we're here and I'm hungry. Un Capolavoro. Anderson porta più avanti il cinema. Entriamo nella Londra anni 50 in una storia d'amore "Pigmaloniana" tra uno stilista e una bella cameriera, prestata a modella. Eppure la musica così leggera ma anche estremamente tagliente e presente, l'intreccio di fili di regia così limpidi e raffinati cuciono un... continua a leggere » abito tanto meraviglioso nella sua superficie e nei suoi colori abbacinanti, quanto torbido e misterioso nelle sue pieghe, ove sono nascosti elementi affilati e sorprendenti, da una lotta di potere (topos caro al regista) e sopravvivenza in se stessi, nella coppia, persino "nell'aldilà", continui specchi e dualità, dettagli sulla diversità (e grazie a Dio mai solo classista), fino al disprezzo per l'indegna borghesia ma soprattutto un amore che è bisogno (lui) e un bisogno di amore (lei). Fili che forse non si vedono, ma che una volta indossati è impossibile strappar via in quanto forma di una sostanza straordinaria.
Candidato agli Oscar 2018 per miglior film, attore prot., attrice non prot., costumi e colonna sonora

Il filo imperfetto / 21 marzo 2018 in Il filo nascosto

Una storia d'amore che forse non è amore, ma esercizio di dominio e che si basa sull'umiliazione del partner. Ma cosa succede se il partner non si lascia umiliare? Atmosfere raffinate, abiti elaborati, altissima borghesia, tutto perfetto, però io boh.

Di Eros, Thanatos e altre divinità / 2 marzo 2018 in Il filo nascosto

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Un film che è come una sinfonia. Il ritmo narrativo de Il filo nascosto si muove -elegantissimo- come se si trattasse di un personaggio che incede sulle scale della casa-laboratorio-atelier dei Woodcock, armonioso e avvolgente come le musiche dell'ormai fidato John Greenwood (e quelle di Schubert, Debussy, Fauré, Brahms... inserite nella colonna... continua a leggere » sonora).
Per quel che mi riguarda, il duello per le musiche, agli Oscar 2018, è con Desplat, più che con Zimmer o Williams, e potrebbe vincerlo proprio il chitarrista dei Radiohead.

In questo lavoro di Paul Thomas Anderson come, forse, non era ancora accaduto nei suoi film precedenti, anche in quelli più recenti, da Il petroliere in poi, per intenderci, la storia è letteralmente fusa... Anzi, no! Cucita (concedetemelo) con tutti i reparti tecnici coinvolti nella produzione. Dagli attori protagonisti (bravi tutti, Daniel Day-Lewis, Vicky Krieps, Lesley Manville) fino al montaggio, ogni elemento del film è armoniosamente legato agli altri, con un senso di continuità tanto naturale da esaltare l'artificiosità del mezzo cinematografico.
L'ossimoro è voluto: con questo lavoro, Anderson celebra a suo modo la natura stessa dell'Arte, fittizia per costituzione.
È un caso che, proprio pochi giorni prima di andare al cinema per vedere questo film, io abbia recuperato il recente Madre! di Aronofsky e che abbia ritrovato nell'ultimo lavoro di Anderson una nuova declinazione dello stesso tema (uno dei tanti inclusi nel lungometraggio di Aronofsky, in realtà), quello dell'atto creativo e della paternità dell'Arte.

Come accade al personaggio della Lawrence in Madre!, qui quello della Krieps, Alma, viene assorbito dal processo creativo, diventando dapprima elemento d'ispirazione per il sarto-artista Woodcock (prototipo dello stilista, del fashion designer così come lo concepiamo oggi), poi manichino e bambola d'argilla ("Hai poco seno", dice più o meno Woodcock, facendole provare un abito. "Deciderò io se dartene di più"), poi fan adorante della sua Arte (Alma si arrabbia quanto e più di Woodcock quando una ricca signora "fa fare brutta figura" a un abito realizzato per lei) e poi ingranaggio della catena manifatturiera che consente all'Idea di diventare Materia.

Il personaggio di Alma è molto complesso: non è mai ciò che sembra. Inizialmente, pare una ruvida (e scoordinata) ragazza di campagna a cui la Natura ha dato l'aspetto di una lady senza etichetta. Col procedere della storia, si scopre che la ragazza non è una stolida pecorella, ma una donna dai modi asciutti, sicura di sé, con un carattere ben definito, e che è anche capace di contraddire colui che, a conti fatti, è il suo Pigmalione (ancora, l'artista che plasma la materia).
Forse, Woodcock, che ha già applicato altrove le sue tecniche manipolatorie, di impronta egoriferita e totalizzante, non ha mai avuto a che fare con una donna di questo tipo. Infatti, ne è attratto e spaventato. Perché Alma, "come un esercito schierato in battaglia" (cit.), è pronta, suo malgrado, a cambiare le coordinate del suo mondo, fatto di capricci e vezzi da irraggiungibile casta diva, e su cui incombe pesantemente la minuscola eppure ingombrante figura di una madre ormai morta e ricordata solo nel suo esotico vestito da sposa vittoriano.

Il rapporto masochistico che lega Alma e Woodcock rappresenta l'inusuale equilibrio raggiunto all'interno di un rapporto di coppia da due personalità tanto forti e antitetiche. La reiterata minaccia di morte di Alma (thanatos) e l'abbandono con cui Woodcock vi si concede (eros) è nient'altro che il filo nascosto che unisce i due protagonisti.

Una conturbante ed estrema storia d’amore. / 23 febbraio 2018 in Il filo nascosto

Sofisticata e quasi inaccessibile, quest'ultima opera di Paul Thomas Anderson, che sembra dipendere un po’ troppo dal suo protagonista, proprio per le peculiarità che circondano la sua figura. Specificità che un interprete del calibro di Daniel Day-Lewis ha saputo ben raffigurare, trascendendo lo stesso grado di magnetismo ed attrazione, che la... continua a leggere » pellicola, sin dalla sua ouverture, esercita sullo spettatore; grazie anche ad una straordinaria colonna sonora dove il chitarrista dei Radiohead, Jonny Greenwood, rimesta ed amalgama con estrema finezza sonorità classiche, passando da Brahms a Schubert ( per citarne solo alcuni ).
La pellicola narra di una conturbante ed estrema storia d’amore, dai riverberi truffautiani, impiantata in una Londra vittoriana che trasfonde tutta la sua traboccante morigeratezza e la sua untuosa sobrietà.
Anderson ci mette il suo, e realizza un capolavoro di eleganza, complessità e stile. Uno spettacolo forse un po’ elitario, ma che nel velato pensiero racchiude tutta l’essenza del suo ricamo.