Recensione su Perfetti sconosciuti

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Perfetti Sconosciuti: una strage senza sangue… / 20 Febbraio 2016 in Perfetti sconosciuti

“Perfetti Sconosciuti” di Paolo Genevose, un film che andrebbe visto anche solo per ammirare le brillanti prove attoriali dell’affiatato pugno di personaggi che intorno ad un tavolo da pranzo, anche se qui si tratta di una cena, riescono a catturare l’attenzione dello spettatore senza mai annoiarlo o porlo in una fastidiosa condizione di statica distanza dai loro caratteri. Il film è infatti un’opera corale, chiusa, concentrata, quasi in tempo reale, molto intelligentemente scandita da una sinistra, quanto simbolica, eclissi lunare, una sorta di clessidra maledetta del tempo che scorre, tanto che più l’eclissi si palesa, più la trama e l’ atmosfera cambiano, si incupiscono fin quando non esplode l’inevitabile.

Si, perchè dal momento in cui tutti decidono di mettere i loro cellulari sul tavolo e per tutta la durata della serata giocare a rendere pubblico ogni tipo di messaggio o telefonata, il rischio di incappare in incomprensioni, tradimenti, verità nascoste, a volte imbarazzanti altre volte inquietanti è davvero alto. Leggasi pure pericoloso.

Paolo Genevose questa volta azzecca davvero il registro del film, e riesce a costruire una commedia intelligente, amarissima, una visione tragica degli uomini, dei rapporti e delle dinamiche che gli stessi innescano inevitabilmente fra loro, eppure, allo stesso tempo, divertente, spigliata, sopprattutto, come già accennato, grazie alla prova maiuscola dell’affiatato cast nel quale spiccano, come al solito, i sempre più convincenti Marco Giallini e Valerio Mastandrea, insieme ad un dimagrito Giuseppe Battiston e ad Anna Foglietta. Si ride, ci si diverte per la verve brillante dei dialoghi, ma si resta anche in tensione nel vivere insieme ai protagonisti queste assurde vicende fglie di una assurda situazione, dove tutti diventano libri aperti in balia delle loro stesse debolezze, ipocrisie e falsità, tutte componenti che da sempre albergano nell’animo degli uomini e delle donne, componeneti che tutti, nessuno eslcuso, tendiamo a proteggere e a nascondere come un’insanguinata arma del delitto, ma anche a nutrire e a custodiere in gran segreto, gelosamente.

“Perfetti Sconosciuti”, pur essendo, per ovvie ragioni, un film modernissimo si avvicina davvero alla miglior tradizione della vecchia commedia all’italiana, ci si avvicina usufruendo proprio di tutti quegli elementi che l’hanno resa grande, una salda sceneggiatura, una solida idea di base e attraverso un uso altrettanto moderno del “castigat ridendo mores”. Si ride, anzi molto spesso si sorride della costante demonizzazione dei costumi e status symbol che forgiano la società attuale, ma lo si fa senza mai abbandonarsi alla risata sguaiata o puramente spensierata, bensì lo si fà mordendosi in più di un’occasione le labbra, come consci di essere divertiti da un qualcosa che forse, sotto sotto, proprio divertente non è. Si resta infatti spiazzati, increduli e a nostra volta nudi perchè quella del film viene presentata come una situazione si assurda, ma plausibile, capace di mettere in difficoltà chiunque di noi, poveri diavoli, deboli, sconfitti e sempre più spesso miserabili. Niente è al sicuro, relazioni salde con figli, amicizie di vecchia data, rapporti di circostanza, tutto è legato da segreti e scheletri nell’armadio mai svelati e che probabilmente mai sapremo ne vorremmo mai sapere anche se in realtà, neanche così inconsciamente, già conosciamo.

Ottimo anche il finale, fintamente consolatorio, in tanti infatti hanno tirato un sospiro di sollievo in sala, il che la dice lunga su un comune, diffuso modo di pensare. In realtà si tratta di un finale duro, pessimista e ancor più crudele e reale, nel quale tutto procede così come era iniziato e i segreti, perchè ci sono, restano tali e sempre più oscuri, proprio come una continua eclissi lunare…

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