Recensione su Perfetti sconosciuti

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Io potrei tu no? / 13 Marzo 2016 in Perfetti sconosciuti

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Tre coppie + una candela, che è Battiston, e a me in un film frtancamente basta che ci sia Battiston; a Roma? A cena a casa di una delle tre. I più si conoscono da sempre, c’è di luna un’eclissi mano a mano più totale e il gioco consiste nell’appoggiare tutti il cell sul tavolo e leggere ogni tex/mex (vorrei delle enchiladas grazie) di qualsiasi app, rispondere in viva voce a qualsiasi chiamata. Va da sé, non l’avessero mai fatto, ne arrivano di ogni, quasi tutti tradiscono tutti, gente che fornica, i cani, le cavallette, uno ne tradisce addirittura due contemporaneamente, quello è frocio, guerra di corna, esasperazione, fino al rewind finale, quando tutti ormai esplosi erano. Cinema da camera – da salotto – con raccolta di tipi umani, variegati e simpa, a chiunque modo di identificarsi. Perché il tema è che loro siamo noi, e abbiamo cellulari in cui c’è una vita, la nostra, nascosta ma a rischio, e se ne perdiamo il controllo BAM, moriamo. In senso lato. Fin troppo mi sembra sottolineata la colpa del cell (o della tecnologia), quando invece non è che una nuova interfaccia su cui agire/compiere/visualizzare corna varie e sentimenti che in realtà sempre ci son stati. O io ca**o ne so, prima non c’ero e potrei benissimo mettere il mio cell sul tavolo. Il che ora che ci penso mi rende assai triste. Però il problema è postmoderno e vero, tutta sta ca**o di gente che mette il cell sul tavolo non è fastidiosa? No al ristorante, dico 😀 è vero e affrontato da una sceneggiatura elaborata (si son messi in 18, tipo quelli di Boris), brava nello svicolare dai percorsi ciechi e nell’alternare personaggi e situazioni, cinismi e comicità, in continuazione, sostenuta da una buona rappresentanza dei meglio attori della generazione italiana matura oggidì. Al di là dell’artificio usato per chiudere, c’è la morale deprimente, e molto italica? del siamo tutti così, pronti a mentire sì per proteggerci, e fin qui ok ci può stare, ma proteggerci dalle nostre – nostre? vostre! – (sentimentali) malefatte, di cui sembra che proprio non si riesca a fare a meno. Va da sé che la meglio figura chi la fa? Il gay. Boh, te l’avevo detto all’inizio.

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