6 Recensioni su

Perfect Sense

/ 20117.3119 voti

Poteva essere un gran film, e invece… / 29 Agosto 2020 in Perfect Sense

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

E invece è un crescendo di pathos e di angoscia per poi non portare a nulla, senza un finale, senza niente.
Tutto questo alone poetico, che poi di poetico non ha nulla, è ansia e angoscia fine a se stessa, condita dalla pretesa di essere un gran film.
Bravissimi i protagonisti come recitazione, film girato bene, tutto quanto molto bello ma storia decisamente inutile.
Se l’intento del film era trasmettere empatia e angoscia, allora il film meriterebbe sicuramente un 8, ma per me un film non è solo quello, deve darmi qualcosa. E questo film non mi da niente oltre al disagio.
Anche perché non spiega assolutamente nulla circa il perché di questo problema, il modo, la diffusione. NIENTE. È solo un crescendo di distruzione e deliri, sempre peggio fino ad annullare completamente tutto, quando si perde la vista. E il senso? Per ricordarci la bellezza del mondo?
Mi è sembrato un po’ troppo esagerato se era solo questo l’intento.
Anche la storia d’amore tra i due protagonisti è decisamente insipida e per nulla avvincente, più banale della più banale cottarella. Sarò stupido io ma non ci vedo un gran bel film, piuttosto ci vedo un film totalmente inconcludente e pretenzioso.

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Il senso della vita / 12 Marzo 2020 in Perfect Sense

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Scrivo questa recensione a caldo, subito appena terminato la visione del film.
Il film dal punto di vista tecnico non è particolarmente originale e innovativo, la fotografia è fatta di scenari cupi e grigi, la regia non si distingue particolarmente. Il suo punto forte è la sceneggiatura, una sceneggiatura forte, originale e intensa.

La storia in breve **SPOILER**

Un’epidemia, un qualche virus, non si sa bene cosa sia, tutto a un tratto le persone incominciano a perdere i propri sensi: prima l’olfatto, preceduto da un profondo senso di tristezza; poi il gusto, preceduto da un momento di delirio e disperazione; poi l’udito, preceduto da una rabbia sfrenata e incontrollata e infine la vista, anticipato da un senso di perdono, gioia, di vicinanza e di amore. Dopodiché il nulla, il buio più totale che ti cattura senza preavviso. A rimanere è il tatto, i respiri che si avvertono sulla pelle, il senso di umido lasciato dalle lacrime sul volto e quello di due labbra che si incontrano: l’amore… la vita. Tutto ciò che c’è da sapere e per andare avanti.

Forse non è il momento giusto per guardare questo film, visto che siamo tutti in quarantena per il Coronavirus, o forse in realtà lo è, dato che questo film è il risultato di un tripudio di emozioni che ti travolgono e ti stravolgono, spronandoti a riflettere ad apprezzare quelle piccole cose che diamo per scontato perché li abbiamo sempre avuti, perché ci siamo nati.

Il film era partito con un 6, ma circa a metà si sente finalmente quel senso di empatia che sicuramente il film voleva suscitare negli spettatori.

Voto: 7 + 1 per le emozioni che mi ha suscitato, quindi 8

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Fusione totale / 17 Ottobre 2016 in Perfect Sense

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Perfect sense ritrae vicende apocalittiche e senza effetti speciali, che trasmettono brillantemente una sensazione di claustrofobia, ma è tutto un contorno al messaggio finale, è tutto un espediente per parlare d’amore. La voce fuori campo non si limita a descrivere le vicende ma è rivelatrice; solo con l’ultima frase risulta chiaro ciò che tutto il film ha concorso a far comprendere in modo inconsapevolmente più profondo.
“There was darkness. There is light. There are men and women. There’s food.”There are restaurants. Disease. There’s work. Traffic. The days as we know them, the world as we imagine the world.” si sente mentre una serie di colorate immagini racconta di eventi quotidiani. Alla fine della narrazione cala improvvisamente il buio, e l’attenzione è tutta per l’ultima frase: “It’s dark now. But they feel each others’ breath. And they know all they need to know. They kiss. And they feel each others’ tears on their cheeks. And if there had been anybody left to see them, then they would look like normal lovers, caressing each others’ faces, bodies close together, eyes closed, oblivious to the world around them. Because that is how life goes on. Like that.”
La trama che si sviluppa durante il film e il rapporto sempre più approfonditamente descritto dagli eventi vengono chiariti dalla ‘morale’ finale: dopo essere stati assorbiti dalla storia, e solo grazie alla visione di tutto quanto accade prima si può percepire con più profondità quanto era apparentemente comprensibile anche solo da quest’ultima frase: la sensazione, quando si ama, che non ci siano limiti corporei tra le due essenze, e che gli amanti si fondano in un unico essere. Un’immagine molto più facile da comprendere quando si pensa, nel buio, a un’anima che priva di sensi si tiene stretta ad un’altra.

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10 Febbraio 2014 in Perfect Sense

Scordiamoci per un attimo dello stile asettico del recente Contagion di Steven Soderbergh, perché pur essendo Perfect Sense un film appartenente allo stesso filone epidemico-apocalittico, si discosta molto dai suoi predecessori. Che di solito rientrano nella categoria “Se ne hai visto uno, li hai visti tutti”.

L’elemento distruttivo, l’epidemia dilagante di cui non si sa praticamente nulla, ma che sta pian piano privando l’uomo delle capacità sensoriali, è solo un pretesto, è solo l’input per far parlare agli autori di amore. Di sentimenti.

E lo fanno spogliando l’uomo di tutto, delle sue capacità basilari. Dell’olfatto, del gusto, delle parole. Riportandolo ad una condizione primordiale, dove il cuore, privo di distrazioni e gadget superflui, effimeri, è l’unico a comandare le esistenze. Ad essere il vero motore della vita.

Perfect Sense è un’esperienza terrificante e speranzosa allo stesso tempo, perché sa come far tremare le gambe e battere il cuore. Con il suo concettualismo, la sua regia minimal, i suoi dialoghi concisi ma molto significativi.

E’ un incredibile inno alla vita, all’apprezzare le piccole cose, all’innamorarsi, senza farsi piegare mai. Perché volendo possiamo adattarci, mutare, evolverci in base alle situazioni, cosa che abbiamo sempre fatto sin dall’antichità.

Un film che deve gran parte della sua riuscita agli sguardi intristiti e cupi dei suoi interpreti, Ewan McGregor e Eva Green. Immensi come non mai.

Lifes go on.

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“Life goes on” / 24 Luglio 2013 in Perfect Sense

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Di solito quando si pensa ad un film apocalittico, viene da pensare ad ad un mega-blockbuster ricco di effetti speciali, azioni, battaglie con gli alieni, macchine e palazzi in fiamme ed ovviamente gli Stati uniti che salvano il pianeta. Ecco, dimenticatevi di tutto ciò. “The perfect sense” è un film apocalittico, fantascientifico, ma è ben altro. Molto di più. Si tratta di una raffinatissima riflessione sull’amore e la condizione umana, fatta con un budget ridotto, regia minimalista, dialoghi essenziali, poche parole ma incisive.

Come in Melancholia di Lars Von Trier, l’elemento fantascientifico è soltanto un pretesto, sfruttato dal regista con uno scopo ben preciso: parlare di amore, in un modo insolito, mai tentato prima. E’ innanzitutto, infatti, un film romantico, ricco di intimismo, che si da l’obiettivo di scrutare l’animo umano, analizzarlo nelle sue più recondite particolarità, sezionarlo in modo quasi scientifico, metterne a luce le contraddizioni, (ma anche le infinite possibilità di quella che è una macchina sensazionale, il nostro corpo, la nostra mente).

La trama di questa pellicola, semisconosciuta in Italia, dove non è nemmeno arrivata nelle sale, è semplice: il mondo è invaso da una strana epidemia (priva di fondamenti scientifici), che non si riesce bene ad identificare. Il sintomo iniziale è una profonda tristezza che colpisce indiscriminatamente ogni individuo di qualsiasi classe sociale, a cui fa seguito la perdita completa dell’olfatto. E con esso se ne vanno anche tutti i ricordi collegati a questo senso (l’olfatto, infatti, è strettamente collegato alla memoria, viste le importanti connessioni tra la corteccia olfattiva ed il sistema limbico), ma non fa niente…”Life goes on”: chi non è preda del panico, cerca di andare avanti. Si cerca di valorizzare gli altri sensi… Segue la perdita del gusto, dopo un’iniziale improvviso attacco di fame. Anche a questo giro “Life goes on”… senza olfatto e senza gusto, ormai si va nei ristoranti soltanto per sentire il tintinnio delle posate, il piacevole fruscio del vino versato dentro il bicchiere di cristallo… Chi se ne importa se ormai niente ha più sapore e mangiare farina o caviale non fa più differenza. Il cibo lo si gusta con il tatto, in base alla consistenza, alla sua temperatura…
E’ facilmente intuibile che tutto ciò altro non è che una metafora. Non bisogna perciò cercare la razionalità della trama (assurda ed irrealistica), ma vivere il film a mente libera come un esperienza sensoriale. Ben presto ci si rende conto che tutti sensi, prima o poi se ne andranno. L’esito finale dell’epidemia appare ineluttabile, intuiamo la paura, riflettiamo su ciò che abbiamo e che diamo per scontato, ne avvertiamo la grandezza.
I protagonisti del film, interpretati da un bravissimo Ewan McGregor e da una sontuosa Eva Green (con un feeling eccezionale tra i due), sono rispettivamente un affermato chef di Glasgow ed una epidemiologa che sta studiando la malattia. Entrambi con un bel bagaglio di fantasmi dentro l’animo, pensieri nascosti, paura di amare. La storia d’amore si sviluppa in questo scenario oscuro, apocalittico. Mentre si consuma la tragedia mondiale, senza via di scampo, anche il loro rapporto viene sezionato dal regista, attento ad ogni dettaglio. C’è una elevata dose di introspezione psicologica, che fugge dagli stereotipi e dalla banalità di tante commedie romantiche attuali. Tra di loro non si chiamano amore, si chiamano “asshole”, sono due bastardi, ognuno con la sua dose di egoismo e cattiveria, come tutti gli uomini, ma si amano e l’amore è l’unica cosa che veramente ha importanza.
Di cosa possiamo veramente fare a meno? Cosa è indispensabile? Queste sono le domande che si pone il film…
Quando se ne va anche l’udito, ecco la grandissima bravura di MacKenzie che è capace di renderci tutti sordi. Anche noi, dentro il nostro animo urliamo silenziosamente come i protagonisti del film, senza sentire nessun suono emesso… Horror puramente psicologico anche qui.

Il tutto è narrato con toni cupi, scenari in cui predominano il grigio, il bianco ed il nero. Ma che bella fotografia!! L’ambientazione è desolante, ma le musiche, le immagini, riescono a farti apprezzare la bellezza intrinseca nell’esistenza umana, in mezzo alla disperazione. C’è tanta tristezza, è vero, ma anche moltissima dolcezza. In alcune sequenze si raggiungono vertici di lirismo poetico. Alcune magari potevano essere evitate, ma è soltanto un piccolo difetto. Tutto sommato si alternano immagini di follia, panico, violenza, alle scene in camera da letto, molto intime, dove non c’è spazio che per l’amore, con i suoi difetti, le sue contraddizioni. Bellissima la voce fuori campo femminile (stranamente…) della protagonista.

L’ ho avvertito come un immenso inno alla vita, ai sentimenti che nessuna epidemia può cancellare.
Il finale, è pura poesia, prima del buio totale.
Non è perfetto, la sceneggiatura non è certo impeccabile e sicuramente non è un film per tutti, ma è senza dubbio un’opera che ti lascia dentro qualcosa di grande. Merita eccome! Pienamente convincente!

sarebbe un 7 1/2… ma non c’è, quindi forse è più un 8. 🙂

se vi va visitate il mio blogghettino nuovo di zecca: http://frammenticinemavittoriomorelli.blogspot.it/

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Nonostante / 16 Marzo 2012 in Perfect Sense

Nonostante l’ambientazione (una Glasgow grigia e tetra), nonostante le disgrazie (una pandemia mai vista), nonostante la fotografia (toni grigi, costanti), nonostante la percezione di una apocalisse alle porte, Perfect sense è un film ottimista, romantico (l’amore vince ogni cosa, Virgilio)

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