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Recensione su Perdita Durango

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Un delirante cocktail di sesso, morte e violenza / 3 giugno 2011 in Perdita Durango

Seppur in un ruolo secondario, il personaggio di Perdita Durango era già apparso, interpretato da Isabella Rossellini, in “Cuore selvaggio” di David Lynch. Qui invece Perdita ha il volto e, soprattutto, il corpo di Rosie Perez, e inoltre la stessa diventa quasi la protagonista assoluta della storia. Quasi perché in questo caso le tocca dividere la scena con un altro personaggio, Romeo Dolorosa. Lei è una prostituta che vive alla giornata, lui un criminale psicopatico dedito al satanismo. I due si incontrano per caso in Messico, vicino al confine con gli Stati Uniti: nel breve tempo di un incontro casuale hanno modo di conoscersi, di piacersi e, ovviamente, di innamorarsi. Dopo aver capito di essere fatti l’uno per l’altra, Perdita e Romeo decidono di proseguire insieme verso Las Vegas, dove lui deve sbrigare un lavoretto sporco, consistente nella consegna di un carico di feti umani ad una società di cosmetici, per conto di un tizio poco raccomandabile. Nel frattempo, Perdita e Romeo si divertono come dei pazzi a vagare per le strade in cerca di persone da sacrificare al culto satanico. A farne le spese sono due ragazzi, Duane ed Estelle, che hanno la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Mentre Perdita e Romeo seminano il panico ovunque vadano, la polizia prova a fermarli con esiti alquanto disastrosi.
Da un romanzo di Barry Gifford (autore anche della sceneggiatura), de la Iglesia ha tratto un film esagitato ed estremamente violento, in cui western, melodramma e poliziesco si mescolano con esiti altalenanti. Da notare le affinità che legano questo film al già citato “Cuore selvaggio” di Lynch (anch’esso tratto da un racconto di Gifford): dai toni debordanti ed eccessivi con cui viene narrata la storia al fatto che i protagonisti di entrambe le pellicole sono un uomo e una donna perennemente in viaggio e perdutamente innamorati l’uno dell’altra. Detto ciò, va altresì rilevato che gli autori delle due opere in questione hanno ben poco in comune, anche perché Alex de la Iglesia come regista non vale nemmeno la metà di David Lynch; per rendersene conto basta vedere quanto il regista spagnolo fatichi – a differenza del geniale collega americano – a controllare il registro grottesco attraverso il quale ci vengono narrate le traversie di Romeo e Perdita, tanto è vero che non sono poche le volte in cui il film rischia di sfuggirgli dalle mani.
Nonostante ciò, bisogna ammettere che “Perdita Durango” possiede comunque uno strano fascino: sarà per il paesaggio messicano costantemente bruciato dal sole, ricco di polvere e di strade che sembrano non finire mai; o per i due protagonisti, Rosie Perez e Javier Bardem, semplicemente perfetti per interpretare i rispettivi ruoli. Insomma, per un motivo o per l’altro questo film emana una strana malia a cui non si sfugge facilmente. Tornando ai due attori principali, c’è da dire che insieme formano una coppia esplosiva. Bardem, in particolare, è impressionante per la facilità con cui si impossessa del suo personaggio: Romeo è un sadico, un pervertito, un violento, in sostanza è un pazzo scatenato al quale l’attore spagnolo presta tutto il suo talento di interprete. Vedere per credere la scena in cui Romeo balla e, soprattutto, urla in discoteca: un momento di puro delirio che non si dimentica tanto facilmente. Da ricordare anche il bel finale che omaggia “Vera Cruz” di Robert Aldrich. Pur non essendo del tutto riuscito (anche a causa dell’eccessiva durata: due ore, infatti, paiono troppe; con qualche taglio in sede di montaggio il film poteva essere un gioiellino), “Perdita Durango” è un delirante e bizzarro cocktail di sesso, morte e violenza che merita senz’altro un’occhiata.

2 commenti

  1. Stefania / 2 maggio 2015

    Concordo: la durata del film è un punto a suo sfavore.

    • schizoidman / 2 maggio 2015

      @Stefania: sì, è vero, il film è un po’ prolisso, ma, nonostante questo difetto, secondo me, merita di essere visto, soprattutto per l’atmosfera, talmente malsana e cupa da non lasciare scampo.

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