Recensione su Paterson

/ 20167.3153 voti

La poesia dei piccoli dettagli / 9 Dicembre 2016 in Paterson

Paterson (Adam Driver) è un autista di autobus della modesta cittadina di Paterson nel New Jersey (non è un refuso: nome del protagonista e della sua città sono identici), che ogni mattina di sveglia qualche minuto dopo le sei, dà un bacio alla bella moglie Laura (Golshifteh Farahani) accoccolata accanto a lui, si prepara e va a lavoro a piedi. Con sé porta una cassettina di metallo contenente il pranzo, l’acqua, e un taccuino dove annota delle poesie. Sempre, prima di iniziare il giro, appoggia il taccuino sul volante del bus e scrive, mettendo in fila parole salvate dalla quotidianità e restituendogli un significato altro.
L’ultimo film di Jim Jarmush è allo stesso tempo criptico e semplice. Detto meglio potrei azzardare che la sua strabiliante semplicità sottintenda dei movimenti al suo interno molto complessi, a loro volta però spiegabili facilmente.
Paterson è un uomo qualunque, che prosegue adagio in una routine che non sembra soffrire ma anzi pare composta da lui stesso. Sua moglie Laura è piena di passioni che ogni giorno mette in opera, sperimentando sempre nuove cose in casa, cambiando arredi, cucinando, cucendo, suonando. È una vita standardizzata (o eminentemente umile, a seconda dei punti di vista) spezzata nel suo incedere dalla vena poetica del protagonista, che lo trasporta in alcuni momenti in una dimensione sua, altra. Ma anche le sue poesie parlano del quotidiano, e sono quasi asettiche, asciutte, né disperate né cariche di gioia. È qui che il film di Jarmush esprime la sua potenza: il rapporto tra aspettative e realtà. In Paterson le aspettative sono azzerate, la quotidianità è accettata, e il protagonista sembra proprio suonarla senza virtuosismi, musica da camera. Non c’è da dimostrare niente a nessuno, tantomeno a se stessi. La comprensione (profonda, forse fideistica) che l’amore con la moglie è una nota stabile e preziosa, un “la” del diapason che accorda ogni strumento, rende la vita di Paterson apparentemente monotona, ma completa, pienamente soddisfatta per il fatto stesso di non aver altre pretese che sarebbero ideologie, mistificazioni, esercizi inutili di auto frustrazione. È importante che lo spettatore sia pronto a ricevere la ricchezza del semplice, che è la perla racchiusa all’interno del film.
Finendo con le parole esatte del regista: “Paterson vuole rendere omaggio a ciò che di poetico esiste nei piccoli dettagli, nelle variazioni e nelle interazioni quotidiane. Si tratta di un film che dovremmo lasciarci scivolare addosso come le immagini che osserviamo dai finestrini degli autobus.”

Lascia un commento

jfb_p_buttontext