Recensione su Passengers

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Mai confidare un segreto a un robot / 3 aprile 2017 in Passengers

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Mai confidare un segreto a un robot: lo spettatore – che dal suo punto di vista privilegiato sa come andrà inevitabilmente a finire – vorrebbe gridarlo a Chris Pratt; ma sarebbe ovviamente inutile. Novello Adamo in un paradiso tecnologico in cui ogni desiderio è soddisfatto – ah, quella piscina! – il protagonista sta per incappare nel suo peccato originale: in assenza di un dio premuroso che gliela estragga da una costola, è indotto a procurarsi la propria Eva con un gesto illecito, di pura sopraffazione.
Il film procede a lungo con un passo lento, metodico, e non manca di fascino, grazie a scenari di grande impatto visivo, a buone intepretazioni (segnalazione particolare per Michael Sheen, il robot chiacchierone) e allo splendore di Jennifer Lawrence. Ma non riesce a venire a capo di quel gesto violento; a partire dal terzo risveglio la trama – improvvisamente vivacizzata – scade in un racconto di facile redenzione e di troppo facile perdono (con una coda finale incongruamente ecologista). Un vero peccato.
Gli appassionati riconosceranno le ovvie citazioni da Alien e dal meno noto Sunshine. Da confrontare la scena del salvataggio in tuta spaziale con quella analoga di Gravity: la differenza è che in Passengers l’azione è stata progettata da qualcuno che conosceva un po’ di fisica.

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