L’immaginario di Terry Gilliam / 4 Maggio 2011 in Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo

Uno dei maggiori punti di forza, forse il principale, dei film di Terry Gilliam è costituito dalla scenografia, intesa non solo come accurata e suggestiva riproduzione delle scene in cui si svolge l’azione, ma anche e soprattutto come elemento in grado di conferire profondità di spazio, fantasia barocca, spaesamento, dimensioni inattese, uno stravolgimento insomma della realtà concreta che si riflette sulla percezione dello spettatore e ne favorisce uno sguardo diverso e originale sulla vicenda narrata e i suoi personaggi. Parnassus risponde a tutti gli effetti a tali requisiti soprattutto nelle sequenze che si svolgono “al di là dello specchio”.

Quando questa capacità di creare affascinanti scenari incontra una sceneggiatura degna di nota il risultato complessivo del film è senz’altro positivo, fino ad arrivare a quel capolavoro assoluto e finora mai eguagliato che è stato “Brazil” dove Gilliam ha saputo trovare tutti gli elementi giusti al posto giusto. E certamente ricchi di contenuti erano tutti i film dei Monty Python di cui Gilliam, spesso in duo con l’altro Terry (Jones), ha curato la regia.
Altre volte purtroppo la sceneggiatura è debole oppure si configura come la riproposizione di una struttura semplificata, da favola (più o meno in chiave moderna) ed allora il contenuto del film sembra un mero pretesto per sbizzarrire la fantasia delle scene, dei colori e delle inquadrature oniriche intorno ad un “raccontino” che all’imprevedibilità degli sfondi contrappone un’estrema prevedibilità della trama.

Parnassus soffre un po’ di questo limite e non gli giova neanche tanto la trovata, pure di per sé brillante, di avere immaginato di trasformare la tragedia del decesso improvviso del protagonista Heath Ledger in un’opportunità di sceneggiatura, sostituendo letteralmente il corpo ed il volto del protagonista con quello di altri tre corpi e volti altrettanto famosi e ben riconoscibili che reincarnano nuove e stravolte dimensioni del personaggio.

Resta comunque, come spesso accade dopo la visione dei film di Gilliam, un vago senso di incompiutezza, di aver goduto di uno spettacolo appariscente, non privo di personalità, ma povero di contenuti in grado di farlo ricordare nel tempo al di là del travolgente sfarzo di colori ed invenzioni barocche.

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