Le gradazioni della società / 21 Agosto 2019 in Parasite

Con il suo ultimo lavoro (Palma d’oro al miglior film al Festival di Cannes 2019 ), Bong Joon-ho torna a una dimensione più effettiva, tangibile e contemporanea, che però non smette di alimentare il fantastico, l’utopico e il surreale che si cela anche in spaccati di vita comune e ordinaria.
Parasite, nel suo incedere narrativo, non trova, nella molteplicità dei suoi generi ( commedia, drammatico, thriller ) un limite, né una disorganica coerenza tra le parti, riproducendo fedelmente( con i dettami della critica e della denuncia ) tutti i paradossi e le idiosincrasie della società odierna.
Avversioni che nella pellicola si traducono nella disparità di classe, nelle contraddizioni sociali, nel disequilibrio fra bisogno e desiderio. Bong Joon-ho non sbaglia un colpo, donando alla telecamera i tratti somatici della realtà, e quindi, come nella realtà, si assiste al sogno e alla sua caduta, nei suoi più disparati livelli, da quello casalingo, privato ( con una fotografia eccellente, nella sua ricerca audace e limpida dei colori e degli spazi architettonici ) a quello chimerico, ideale, sedimentato nelle aspirazioni e nelle ambizioni dell’animo umano.
Un altro capolavoro da aggiungere a Madre e a Memories of Murder.

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