Recensione su ParaNorman

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12 marzo 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

ParaNorman è un film di pregevole fattura che unisce l’abilità tecnica dello stop-motion burtoniano (il regista esce da quella scuola) e l’animazione densa di riflessioni morali per “adulti” tipica della Pixar. Quel che colpisce maggiormente in positivo è l’assoluta conoscenza da parte degli autori dell’immaginario e della tradizione horror, alla quale vengono effettuati continui rimandi e citazioni degne di Tarantino. Ma non sono soltanto le citazioni a fare di ParaNorman un film di tutto rispetto, quanto la perfetta rievocazione del simbolismo da zombie movie, ovvero i morti viventi come ritorno del rimosso, riemersione e manifestazione di un peccato originale, un trauma delle origini che era stato represso e ricacciato nell’inconscio collettivo. Tema questo che risulta rappresentativo soprattutto dello zombie movie statunitense, che spesso ha a che vedere con una società nata da un coacervo di contraddizioni che ancora oggi la turbano. Nello specifico del film in questione il peccato originale viene ricondotto direttamente alla nascita della nazione americana, attraverso un caso simbolo in cui i padri fondatori condannarono a morte una bambina accusata di stregoneria (quindi un perfetto esempio di paura del diverso e di sacrificio di un innocente), attirandosi addosso la sua maledizione che li perseguita nelle generazioni a venire. Tocca a Norman, un altro diverso ed emarginato, compiere il percorso terapeutico che porterà alla catarsi e, si badi bene, non alla guarigione (la società rimarrà con i suoi difetti, non esiste un paradiso perduto), ma all’accettazione del passato, a un suo riconoscimento. Una delle scene chiave è quella dei padri pellegrini/zombie che, giunti in città, rimangono inorriditi dal constatare la bruttura della società da essi stessi fondata su, secondo loro, solidi principi: un capovolgimento di prospettiva intelligente ed efficace. Ammirevole anche la variazione sul tema del progressivo avvicinamento tra Norman e gli zombie, che non vengono dipinti soltanto come altro da sè e nemico assoluto, ma per i loro punti in comune con il resto della specie umana. Come in ogni film d’animazione non mancano anche gli inserti comici che consentono di stemperare la tensione intervallandosi con i momenti maggiormente orrorifici. Unica nota dolente, forse, un certo didascalismo moralistico nel finale, dove si parla effettivamente troppo, forse nell’ansia di far capire anche ai più piccoli i contenuti del film. Al cinema come altrove il non detto, l’ambiguo, funziona sempre meglio delle istruzioni per l’uso. Nonostante ciò, ParaNorman si presenta come una pellicola più che riuscita e di grande dignità artistica.

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