Recensione su Palombella rossa

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Michele è finita, hai perso la partita! / 1 dicembre 2017 in Palombella rossa

Qui si chiude il ciclo morettiano legato alla figura di Michele Apicella, non un personaggio definito e unico ma una personalità multipla con differenti sfaccettature in ciascun film. Si tratta del periodo della sua carriera più cinico e aspramente politico, segnato da un umorismo a prima vista nonsense, in realtà pregno di significati. Al centro del film vi sono le parole, l’abuso di un linguaggio vuoto, spesso condizionato da termini televisivi, dal politichese, dagli anglicismi etc. (“Noi dobbiamo essere insensibili, dobbiamo essere indifferenti alle parole di oggi“); e poi la crisi del Partito, quel PCI di cui oggi resta solo uno sbiadito ricordo fagocitato dalla deriva centrista, celebrata con teatralità attorno e dentro una piscina nella metafora di uno sport dalla violenza sommersa, la pallanuoto. La piscina si affolla dei personaggi più tipici e caricaturali del dibattito politico italiano, i due ossessionati del tradimento politico (divertenti Alfonso Santagata e Claudio Morganti), il cattolico con il teologo santone, l’arbitro con lo psicanalista appresso, etc. Il Cinema entra diegeticamente nel quadro con le immagini al bar de Il dottor Živago e lo struggente tema di Lara, così come la musica folk americana del Boss fa irruzione in una mitica scena di canto collettivo sulle note di I’m on fire.

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