Recensione su Le catene della colpa

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La creazione di un archetipo / 16 agosto 2017 in Le catene della colpa

Noirissimo interpretato da uno degli attori che, letteralmente, ha incarnato lo spirito del genere: Robert Mitchum veste i panni di un ex-detective privato che, per via di un periglioso affare che l’ha coinvolto sentimentalmente, si è ritirato a vita privata, ma che viene richiamato in gioco da quel passato complicato che riecheggia nel titolo originale del film (Out of the Past).

Con le sue ombre magistrali e un’eleganza innegabile nella composizione delle scene, Tourneur dipinge letteralmente sullo schermo la maschera tridimensionale di Bailey (Mitchum), un uomo trascinato in un intrigo torbido da un amore sballato, esaltando le fattezze dell’attore. Giocando con le sue palpebre ammiccanti, le labbra prominenti, le sigarette strette in bocca, il trench stazzonato, ha creato un vero archetipo.
Il film contiene in sé tutti gli elementi del noir classico, femme fatale e continui ribaltamenti narrativi compresi, eppure non è solo un noir: con la sua presenza fisica e la solida caratterizzazione del suo personaggio, Mitchum contribuisce a disegnare un protagonista “originale”, scaltro, ma fallace, molto umano.

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