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Recensione su Il fuoco della vendetta

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Out of the furnace… meglio dentro a fuoco continuo / 5 settembre 2014 in Il fuoco della vendetta

Quei pochi e solitari neuroni della parte razionale mio cervello mi avevano suggerito di non scrivere alcuna recensione su questo film, tuttavia, dopo aver letto le opinioni di alcune “eminenze grigie” riportate su altri siti, l’esercito di neuroni dell’emisfero destro si è ribellato, per non dire incazzato di brutto.
Ammetto che fino a metà film, forse anche a causa dell’estrema lentezza nel portare avanti la storia, non avevo ancora ben capito dove volesse andar a parare lo sceneggiatore; trascorsi 2 minuti dall’inizio del secondo tempo, quel briciolo di curiosità che mi era rimasta è andata a farsi friggere. Cosa farà il protagonista, il buon americano medio di turno, dopo aver patito una serie infinita di drammi ed ingiustizie? Semplice, si farà giustizia da solo ed otterrà la sua vendetta… riuscendoci pure abbastanza male…
Tornato a casa ho letto che molti hanno avuto addirittura il coraggio di paragonare questo film a “Il cacciatore”?! Per favore, vi chiedo per favore, questi virtuosismi della bestemmia lasciamoli a Germano Mosconi. Un paio di scene scopiazzate (tipo quella della caccia al cervo che si trova anche in altri 2000 film americani) o temi analoghi toccati solo marginalmente come quello degli effetti della guerra sulla psiche dei reduci (che ne “Il cacciatore” era centrale), non possono minimamente far reggere il confronto.
La sceneggiatura è degna di un film di Steven Seagal, con molti spari e molti morti in meno. Una film senza mordente, abbellito solo da un cast eccezionale. Che il titolo sia “Il fuoco della vendetta” o quello originale,“Out of the furnace”, cambia poco… se “Apocalypse now” si intitolasse “I tre porcellini” rimarrebbe comunque un capolavoro.

1 commento

  1. Stefania / 13 settembre 2014

    Il “bello” di questo film è la presa in giro del protagonista, secondo me. Non è “l’americano bravo e buono”, disegnato così per piacere al pubblico: è l’americano che è convinto di essere nel giusto e che, in virtù di tale assunto, compie ogni proprio gesto. Personalmente, il personaggio di Bale mi ha urtata decisamente, pensa un po’.
    In questo film, per esempio, c’è una critica sottile sia alla visione distorta della legge (” del tipo: la concepisco a modo mio”) che della religione (chiedi perdono e convinciti che potrai ripulire la tua coscienza con una preghiera), il che, seppur con risultati solo sufficienti, trovo abbastanza interessante.
    Ti dirà: mi è piaciuto anche il fatto che lo “scopo” del film non sia chiaro fin dall’inizio e che il baricentro della storia ondeggi equivoco tra più incerti poli.

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