Tutte le sere alle nove

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Tutte le sere alle nove

La madre dei sette ragazzi Hook, di età diverse e senza padre, è morta. Pur di non venire divisi, i ragazzini escogitano una soluzione estrema.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Our Mother's House
Attori principali: Dirk BogardeMargaret BrooksPamela FranklinLouis Sheldon WilliamsJohn GugolkaMark Lester, Phoebe Nicholls, Gustav Henry, Parnum Wallace, Yootha Joyce, Claire Davidson, Anthony Nicholls, Annette Carell, Edina Ronay
Regia: Jack Clayton
Sceneggiatura/Autore: Jeremy Brooks, Haya Harareet
Colonna sonora: Georges Delerue
Fotografia: Larry Pizer
Produttore: Jack Clayton
Produzione: Gran Bretagna
Genere: Drammatico
Durata: 100 minuti

24 Febbraio 2012 in Tutte le sere alle nove

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Un racconto gotico in cui una casa e i fantasmi (psicologici) che la abitano abbracciano in maniera mortifera le anime candide che la occupano, corrompendole.

Il film è particolarmente datato, vuoi per l’estetica, vuoi per i dialoghi, ma -pur con tali “difetti”- è molto affascinante.

La casa tardo-vittoriana ingombra di oggetti e mobili vetusti, la nidiata di bambini atipici, il mistero che aleggia intorno alla figura della madre (il suo tupé, poi!), la piccola medium (vera o presunta? Suggestionata dal fanatismo religioso del gruppo?), le punizioni corporali, la paura sempre incombente del peccato sono elementi profondamente intriganti e altrettanto disturbanti.

La sequenza finale, poi, ha in sé il sapore della tragedia assoluta.
Curioso, ma angosciante.

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25 Gennaio 2012 in Tutte le sere alle nove

L’atmosfera è ancora quella, inquietante, del precedente “Suspense” (senza contare che una dei sette bimbi protagonisti di “Tutte le sere alle nove”, l’attrice Pamela Franklin, aveva recitato anche nel film tratto dal capolavoro jamesiano), pur nella “normalità” di una famiglia inglese degli anni ’60 (perché non si può definire proprio normale una comunità autogestita dai bambini).
I colori (che, presenti in questa pellicola, mancavano invece nell’altra), non smorzano affatto i contrasti tipici del b/n, ma infittiscono le ombre e inaspriscono la miseria di stanze povere e buie.
La perversa innocenza dei bimbi (segnati dalla morbosa religiosità della madre, la quale ha finito per instillare in loro una concezione deviata ed estrema del peccato; a tal proposito ho trovato davvero straziante la scena della punizione di Gerty) è rappresentata in modo perfetto, così come la viscida natura del “padre” (magistralmente interpretato dal sempre bravissimo Bogarde).
Profondo, bizzarro e spaventoso.

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