2016

Ouija: L'origine del male

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Ouija: L'origine del male
Ouija: L'origine del male

Los Angeles, 1965. Una madre vedova pratica frodi, asserendo di poter parlare con i defunti. Le due figlie della donna decidono di introdurre un nuovo trucco nelle sedute, ma, involontariamente, richiamano un vero spirito maligno che possiede la più piccola delle ragazzine.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Ouija: Origin of Evil
Attori principali: Elizabeth ReaserLulu WilsonAnnalise BassoHenry ThomasParker MackDoug Jones, Sam Anderson, Kate Siegel, Alexis G. Zall, Halle Charlton, Ele Keats, Nicholas Keenan, Lin Shaye, Eve Gordon, Lincoln Melcher, Chelsea Gonzalez
Regia: Mike Flanagan
Sceneggiatura/Autore: Mike Flanagan, Jeff Howard
Colonna sonora: The Newton Brothers
Fotografia: Michael Fimognari
Costumi: Lynn Falconer, Hana Rausalova
Produttore: Jason Blum, Michael Bay, Stephen Davis, Andrew Form, Bradley Fuller, Brian Goldner
Produzione: Usa
Genere: Horror
Durata: 99 minuti

7 Marzo 2017 in Ouija: L'origine del male

Il primo film mi era piaciuto, tanto da comprare la novellizzazione… peccato che, a distanza di qualche anno, non ricordi praticamente nulla.
Questo prequel introduce i fatti che vengono scoperti nel primo film, raccontando della discesa nel terrore di una famiglia che campava su trucchi e sortilegi.
Passabili gli effetti speciali non troppo intrusivi, ma non aggiunge nulla di nuovo al panorama.

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Insomma.. 4 o 5? / 8 Gennaio 2017 in Ouija: L'origine del male

Un horror che tenta di superare il precedente, ma senza riuscirci.
Bella fotografia, protagonisti nella media tranne le bambine sono le più brave di tutti!
Per il resto nessuna cosa in particolare da menzionare, tranne del fatto che ci siamo stancati di questi tentativi di fare un horror fuori gli schemi perchè alla fine so tutti uguali.
Niente altro. 4.

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Buono il reparto tecnico di un film mediocre / 26 Ottobre 2016 in Ouija: L'origine del male

Diciamo subito che Ouija non smuove le acque di un genere (l’horror) che sembra aver terminato o quasi le frecce al proprio arco in quanto a storie atte a impaurire lo spettatore, con radi e non certo continuativi tentativi per reinventare il genere. È il solito ultraterreno che torna sulla terra per fare del male, un male gratuito e spaventoso perché misterioso, potente e ovviamente brutto (esteticamente parlando), ma che non mira a stimolare discorsi trasversali per tentare un approccio più profondo e meno fine a sé stesso.
Ciò che funziona meravigliosamente in Ouija è la fotografia di M. Fimognari, aiutata dalla scenografia di P. Farrell, che riesce a stupire nella sua precisione nel sostenere la carica emotiva di determinate scene, oltre a creare inquadrature tecnicamente interessanti (vedasi nel prefinale il campo medio su Doris, con sulla destra, a chiudere l’inquadratura, l’ombra penzolante di un impiccato che, nel suo contrasto con una luce pallida, toglie staticità alla figura centrale rendendo l’immagine ansiogena e instabile). Le due giovani attrici (Annalise e Lulu) sono incredibilmente espressive, soprattutto la più piccola, e riescono a risolvere situazione che facilmente sarebbero degradate nel ridicolo.

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