Orizzonti di gloria

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Orizzonti di gloria

Prima Guerra Mondiale, 1916, fronte occidentale. Il generale francese Mireau ordina l'attacco di una postazione nemica imprendibile, il famigerato formicaio, per mettersi in luce con i superiori in vista di una promozione. L'attacco finirà in disastro e il generale, indispettito, ordinerà di sparare sulle retrovie accusate di codardia. Presi a caso tre capri espiatori tra le file dei soldati semplici, verranno condannati alla fucilazione. Un integerrimo colonnello, già avvocato prima della guerra, prenderà le loro difese cercando di salvarli da una punizione che ritiene ingiusta e ingiustificata. Nastro d'Argento alla regia nel 1959.
scimmiadigiada ha scritto questa trama

Titolo Originale: Paths of Glory
Attori principali: Kirk DouglasKirk DouglasRalph MeekerRalph MeekerAdolphe MenjouAdolphe MenjouGeorge MacreadyGeorge MacreadyWayne MorrisWayne MorrisRichard Anderson, Joe Turkel, Timothy Carey, Christiane Kubrick, Jerry Hausner, Peter Capell, Emile Meyer, Bert Freed, Kem Dibbs, Fred Bell, John Stein, Harold Benedict, Paul Bös, James B. Harris
Regia: Stanley KubrickStanley Kubrick
Sceneggiatura/Autore: Stanley Kubrick, Jim Thompson, Calder Willingham
Colonna sonora: Gerald Fried
Fotografia: Georg Krause
Costumi: Ilse Dubois
Produttore: Stanley Kubrick, Kirk Douglas, James B. Harris
Produzione: Usa
Genere: Drammatico, Guerra, Storia
Durata: 88 minuti

struggente la ricerca di gloria dei soldati di Kubrick / 26 Luglio 2017 in Orizzonti di gloria

le donne non esistono in guerra. esistono solo uomini. uomini e vigliacchi. la guerra è la paura di non rivedere la propria madre, di non riabbracciare i propri figli, la propria amata.
i nemici non esistono. vogliono solo fartelo credere. siamo noi stessi i nostri nemici.
siamo agli albori della carriera del sommo Kubrick, il regista statunitense dirige un’opera agghiacciante, caratterizzata da sequenze struggenti rese ancor più magnifiche da attori bravissimi, ma soprattutto dalla sua mano che firma con ogni inquadratura un quadro dipinto.
un film meraviglioso, corto di durata, ma enorme nei contenuti con sequenze bellissime come, tra le tante, il finale in cui la cantante tedesca, unica donna del film, commuove i francesi, che dovrebbero essere nemici. uno dei film più antimilitaristi e belli della storia del cinema.

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Quando Kubrick parla di guerra, signori miei… / 8 Luglio 2016 in Orizzonti di gloria

Il quarto film di Stanley Kubrick è tratto da un romanzo di Humphrey Cobb, da cui lo stesso regista, insieme a Calder Willingham e Jim Thompson, trae una sceneggiatura affascinante, verbosa (come tutte quelle di quell’epoca) e con qualche passaggio retorico, aspetti che emergono fin dalla prima scena dei due generali che progettano la presa del formicaio (in mezzo, le argute schermaglie verbali di Broulard).
Orizzonti di gloria è una delle pellicole antimilitariste per eccellenza, ma anche e soprattutto un film sulla stupidità umana, di cui la guerra è un prodotto atavico.
L’accentuato e surreale contrasto tra gli ambienti nobiliari del quartier generale (il castello di Schleißheim in Baviera) e il fango della trincea emerge continuamente: un’idea azzeccata che introduce il tema del contrasto tra classi, in un’epoca in cui l’aristocrazia credeva di essere ancora ben salda sul proprio scranno.
Ma anche il generale Mireau, ad un certo punto, è costretto a scendere in trincea, per dare la notizia ai suoi sottoposti della missione suicida che si devono apprestare a compiere per onorare la patria (o, per meglio dire, per assecondare la sua ambizione carrieristica). Il compito viene affidato al 701esimo reggimento del colonnello Dax, avvocato penalista tra i più importanti in Francia, che risponde per le rime al suo superiore: il patriottismo “è l’ultimo rifugio delle canaglie”, dice citando Samuel Johnson.
Un momento memorabile anche e soprattutto per il bellissimo piano sequenza che precede, arretrando, l’avanzata del generale all’interno della trincea, il quale si ferma ad incitare – in modo tutt’altro che convincente – alcuni dei soldati che incontra sul suo cammino (tra cui un uomo in evidente stato di shock da esplosione – tipica ironia kubrickiana).
Dal momento in cui si abbandona la reggia del comando e si scende in trincea la fotografia di Krause diventa un autentico gioiellino. Un bianco e nero entusiasmante, soprattutto nelle scene notturne in cui l’illuminazione è assolutamente da manuale.
L’inevitabile, prevedibile fallimento dell’attacco al formicaio (nonostante il calcolo delle probabili perdite, effettuato dal generale con un cinismo che era del resto comune anche su un altro fronte, quello italo-austriaco), introduce la seconda parte del film, quella del processo davanti alla corte marziale dei tre soldati accusati di codardia (dovevano essere un centinaio, se non fosse intervenuto il generale Broulard, su rimostranza di Dax).
Scelti chi a caso (il soldato Arnaud, che in realtà è un eroe di guerra), chi perché è asociale (Ferol), chi per vendetta (il caporale Paris, che aveva accusato il suo superiore di ubriachezza e di aver fatto morire un commilitone durante un’azione bellica), i tre imputati rappresentano tre visioni diverse dell’essere soldato, che emergeranno durante la loro prigionia e soprattutto nelle scene in cui interviene il confessore, padre Dupree.
Il processo-farsa davanti alla corte marziale dà occasione a Kubrick di esercitarsi con qualche virtuosismo (le inquadrature in stile Quarto potere e quelle dal basso verso l’alto, per evidenziare l’autorità morale del colonnello Dax).
Le situazioni surreali si susseguono, come il ballo che precede l’esecuzione della condanna a morte dei tre soldati, scena assolutamente struggente e carica di dignità.
Kubrick riserva poi una squisita perla per il finale: i soldati riuniti in un locale prima di riprendere le manovre sono intrattenuti da una giovane tedesca (colei che diventerà la terza moglie del regista, fino alla sua morte) che canta impaurita e piangendo da un palco. I soldati prima la deridono e la fischiano, salvo poi assecondare commossi in coro la melodia.
Un finale emozionante che simboleggia il miraggio dell’unità tra popoli.
Come Kubrick ben sa, l’esatto opposto di quanto accadrà dopo la fine della prima guerra mondiale.

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24 Aprile 2013 in Orizzonti di gloria

Quello che passano i soldati del film è un evento realmente accaduto, non solo la I W.W ma anche l’episodio che li riguarda da vicino. Kubrick infatti riprende una vicenda accaduta alla 21ª Compagnia dell’esercito francese meglio nota come “Il caso dei caporali di Souain”. Un generale diede l’ordine di aprire il fuoco sulle sue stesse truppe poiché esse si rifiutarono di uscire dalle trincee per reaizzare quello che era un attacco impossibile. Il fuoco non venne aperto e vennero processati quattro soldati a scelta, mandati al plotone di esecuzione. Il giorno dopo arrivò la lettera che stabiliva una pena diversa, quella dei lavori forzati. Nel 1957 il regista rielabora la vicenda, prese spunto da un romanzo intitolato proprio Orizzonti di Gloria, per farne una pellicola.
Sono molti i temi che emergono, la guerra, la trincea e il degrado, lo sporco, lo squallore nelle stesse, la situazione di stallo. Lottare per conquistare pochi metri di suolo, l’uso di nuove armi come lanciafiamme e gas. Un mondo militare distante dai propri soldati abilmente criticato dal regista.
La paura, il delirio, lo shock da bomba o da granata che ti rendeva incapace di agire o combattere per salvare la pelle tua e dei tuoi commilitoni, il coraggio di un uomo da un lato, la cecità di molti dall’altro.
Siamo nel 1916.
L’avanzata tedesca, inarrestabile durante i primi tempi del conflitto, è oramai ferma, immobile.
Un conflitto statico, la guerra da trincea, è quello che abbiamo ai nostri occhi. Dimenticatevi delle campali.
I protagonisti della vicenda sono dei poveri diavoli e un generale ambizioso, troppo ambizioso, i Francesi e i Tedeschi. Il Generale per motivi personali (la promozione) ambisce alla conquista di una zona nemica, inespugnabile a quanto pare.
Il Colonnello Dax (Kirk Douglas) è consapevole di quanto sia ardua l’impresa e cerca in tutti modi di distogliere il Generale dall’operazione suicida.
La parola del Colonnello contro quella del Generale.
Due pesi, due misure, tanto che l’azione avviene e indovinate un po’ ? Le perdite, le fughe, addirittura i rifiuti di uscire dalle trincee sono enormi.
Durante le guerre, gli atti di diserzione o di codardia vengono puniti. Più l’evento è grave più la punizione è grave. Così mentre il Generale in questione vorrebbe “processare” (uccidere) 100 soldati random, un suo superiore gliene concede 3. La cosa assurda è che fra i tre ve n’è uno senza colpe anzi la sua unica colpa è quella di esser più corretto di un superiore; un altro è semplicemente un outsider, un asociale e l’asocialità è vista come debolezza da punire; l’ultimo invece è un prode soldato.
Ma chi dovrebbe essere realmente processato ? La scelta dei tre è lasciata al Destino, non sono loro i colpevoli del fallito attacco. L’operazione è da suicidio, da pazzi come pazzo è il generale che l’ha ordianta. La condanna dei tre e la loro morte è solo questione di tempo ma il comportamento del Generale non sarà dimenticato né dal Colonnello né dai suoi superiori e allora…

DonMax

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Sotto il fuoco amico / 19 Ottobre 2012 in Orizzonti di gloria

Film incredibilmente breve, mi aspettavo un macigno storico e invece fila via in un lampo. Parte come un gagliardissimo war movie, i fischi di mortaio sopra le trincee, l’incedere della fanteria francese tra croci appuntite e filo spinato, poi tutto ristagna in un “legal” da corte marziale. Ed è a questo punto che Kubrick si eleva da una regia impeccabile e scolastica; coglie l’aspetto più intimo e doloroso dei tre prigionieri in attesa di ingiusta esecuzione (tre meravigliosi “gregari” di Hollywood; Ralph Meeker, Timothy Carey e Joe Turkel), insieme al motto di ribellione del quadratissimo colonnello Dax (il granitico Kirk Douglas), e propone un finale di magistrale e commovente bellezza, dove la bolgia dei fanti francesi placa i suoi bollenti spiriti d’osteria davanti al tremulo canto di una giovane ‘nemica’ tedesca.

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