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Recensione su Solo gli amanti sopravvivono

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Una piccola perla incastonata in un diadema di vanità. / 23 luglio 2014 in Solo gli amanti sopravvivono

Vi sono film che tracciano linee essenziali del proprio modello, affidando alla mente il compito di ricomporne lo scheletro. Altre in cui l’immagine proiettata non è che il ridotto amplesso di un mito ormai caduto in disgrazia.
Only Lovers Left Alive è una pellicola che si insinua fra i due generi, abbattendoli, costituendone l’ossatura, e ripristinandone il folkrore.
Ormai dilaniato nella sua arcana ed austera figura, il vampiro, arrancava fra serie tv, film e libri di poco spessore, discostandosi sempre di più dal suo personaggio.
Compito arduo del regista e dei due talentuosi attori protagonisti ( nonché di un John Hurt d’annata) è stato di ridare valore a tale categoria, imprimendole un’aura, si di romanticismo e poesia, ma non quella adolescenziale che traspare da ogni odierna rappresentazione dello stesso. Qui vi è trasporto, passione, inquietudine, desiderio, rimpianto, rimorso, e soprattutto una triste e malinconica visione dell’essere umano, che ha sepolto l’arte sotto metri di ipocrisia e vanità. La stessa che ora sfuma nella monotonia e nel placido ricordo, lontano ormai mille vite.
I vampiri, i sepolcrali ed eterni amanti della passione, del sangue che dona vita e calore , sono le pallide memorie dei tempi che furono, e che trovano nel loro imperituro amore, un assaggio di sopravvivenza, e di conseguenza di umanità, tale da renderli inermi di fronte alle crude verità della vita.
Un piccola perla incastonata in un diadema di vanità.

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