Recensione su Solo gli amanti sopravvivono

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Esistenzialmente vampiri / 15 Novembre 2019 in Solo gli amanti sopravvivono

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ad un primo sguardo i vampiri protagonisti di “Solo gli amanti sopravvivono” sembrano degli enigmatici tossicodipendenti e niente più, infatti il film contiene molte scene nelle quali è mostrato come Adam ed Eve si procurino e consumino il sangue nel XXI secolo.
L’analogia con la dipendenza dalle droghe è particolarmente evidente nelle scene in cui il sangue viene assimilato dai vampiri i quali sembrano provare un’autentica estasi rappresentata, nel film, da una serie di primi piani che al rallentatore seguono i protagonisti mentre lasciano cadere la loro testa all’indietro.
In queste scene Adam, Eve, Marlowe ed Ava lasciano vedere la loro bocca aperta, coperta di sangue, e si possono notare i famigerati canini appuntiti.
I canini sono una delle caratteristiche fondamentali nelle narrazioni sui vampiri almeno tanto quanto la sete di sangue umano, anzi direi che sono elementi dipendenti l’uno dall’altro.
Un vampiro che non beve sangue, non è per definizione un vampiro.
Un vampiro che non ha canini appuntiti ma beve sangue umano sembra più uno psicotico alquanto bizzarro più che una creatura soprannaturale della notte.
Possiamo avere un vampiro che spezzi un crocifisso o che riesca a vedersi tranquillamente allo specchio oppure ancora che adori gli spaghetti aglio, olio e peperoncino ma non si potrà mai rinunciare a quelle caratteristiche primarie, lo esige categoricamente la formula: canini e sete di sangue.
Tutta questa digressione per osservare che Adam ed Eve non mostrano praticamente mai i loro canini se non nelle scene delle estasi e poche altre del film ( Ad esempio, quando un passeggero si taglia accidentalmente il dito sull’aereo su cui si trova Eve ).
Sembrano quasi restii a fare sfoggio della loro “vampiricità”, Jim Jarmusch sembra indicarci in modo indiretto l’appartenenza dei protagonisti al mondo dei vampiri, non ha bisogno di farci vedere apertamente scene di donne e uomini che continuano ad alzare il labbro per lasciare scoperta una fila di denti di cui due particolarmente acuminati.
Riassumendo, ad un primo sguardo Jim Jarmusch non avrebbe fatto altro che raccontare dei vampiri come forte analogia della tossicodipendenza, analogia che comunque si voglia guardarla è abbastanza palese, ma a mio avviso aggiunge anche altra carne al fuoco.

Può passare in secondo piano ma la narrazione di questa storia è basata per buona parte sulla rievocazione delle abitudini e delle vicende passate.
Poco alla volta scopriamo chi siano Adam ed Eve, quali sono stati i momenti del passato che hanno vissuto assieme e quali no, ad esempio, si accenna ad un “terzo matrimonio” come ad indicare più separazioni avvenute nel passato e, in un’altra scena, Eve rimprovera ad Adam di essersi perso un sacco di eventi epocali nella storia europea.
La storia, così come i suoi personaggi, si costruisce pezzo per pezzo, fornendo indizi allo spettatore.
Non c’è una voce narrante che ci illustri le vicende dei diversi personaggi, dobbiamo figurarcele noi stessi ed in un certo senso anche inventarcele.
Durante la visione siamo lasciati con parecchie domande a cui, poco alla volta, giunge qualche risposta nei dialoghi tra i personaggi anche se queste non esauriscono il mistero ed in un certo senso lo infittiscono.
Per fare un esempio, Adam sembra godere di una grande fama in quanto musicista eppure ci appare come un’artista che rifiuta di apparire in pubblico, o meglio che rifiuta di uscire da casa sua.
Sorge quindi una domanda: Perché ? Cosa gli ha fatto cambiare idea ? Da dove proviene quest’avversione ?
Analizziamo gli indizi:
Adam elargisce grandi quantità di denaro ai suoi “fornitori”, se così li vogliamo chiamare, facendo così intendere una certa redditività della sua attività da musicista, viene cercato da dei “Rocker” che sembrano avere un forte interesse per lui dato che riprovano più volte ad incontrarlo e in una scena, in cui assiste assieme ad Eve ad una perfomance di una giovane cantante a Tangeri, Adam si lascia sfuggire un particolare aforisma riferito alla giovane: “E’ troppo brava per diventare famosa” come ad augurarle di non dover mai conoscere le sofferenze e le insoddisfazioni date dalla fama.
Sono sicuro che molti vedranno sconnessi questi elementi ma a mio avviso sono indice di un filo che si può seguire nella ricostruzione del passato di Adam.

Ovvio, anche avendo trovato così una supposta direzione sorgono molti dubbi, anzi sorgono più dubbi che altro e ci si trova inevitabilmente a riempire gli spazi mancanti con la nostra fantasia.
Questo però, a mio avviso,è la particolarità di questo film, non ha flash back, dobbiamo essere noi immaginare ad il passato di questi protagonisti.
Siamo noi a doverci immaginare cosa sia successo esattamente ad Adam, Jim Jarmusch non ce lo mostra e non ce lo dice ma ce lo accenna.
Possiamo essere in disaccordo su quale sia l’origine del malessere del vampiro musicista poiché qualcuno potrebbe vedere una radice della depressione di Adam nel suo contatto con gli artisti del Romanticismo inglese, almeno questo è ciò che accusa Eve a Byron ed i suoi compagni.
Comprendo perché il film non sia piaciuto ad alcuni ( L’ho visto e commentato in gruppo ) dato che se non lo si “elabora” si rischia di rimanere con ben poco.
I racconti sono accumunati dall’essere narrazioni detto questo sappiamo bene che ognuno ha il suo modo di narrare le storie.
A loro volta le storie vogliono comunicarci contenuti diversi e “Solo gli amanti sopravvivono” è una di quelle storie che sono create perché possano esser gustate non solo durante la visione ma anche subito dopo, lasciando un alone di mistero e fantasia.
In poche parole, volenti o nolenti, questo film lascia una traccia e questo, secondo me, è il suo scopo.

Tra le particolarità del film è da notare come i vampiri, definiti solitamente come “Non morti”, siano coloro che danno agli esseri umani il sprannome di “zombie” a connotazione ironica.
Anche questa definizione che può sembrare immotivata ed estemporanea ma mi ha suscitato un’interessante questione: Chi, tra umani e vampiri, non vive ( Nel senso poetico del termine ) ?
Forse Adam ed Eve si recipscono come normali, come “esseri umani più completi” rispetto a quanto non lo siano, teoricamente a pieno diritto, gli “zombie”.
In una scena, Eve mette in mostra la sua incredibile capacità di assimilazione dei testi poco prima di partire per Detroit, dimostrando un profondo amore per la conoscenza e una capacità sovraumana nell’accumulare stimoli ed informazioni.

In questo film ho apprezzato moltissimo la colonna sonora anche se devo ammettere che tendenzilamente la musica ricca di distorsioni non è il mio genere.
Tuttavia trovo che le tonalità si addicano in modo particolare allo stato d’animo dei personaggi.
Una delle mie tracce preferite è “Funnel of love”.

In conclusione, è un film che vale possedere nella propria collezione di DVD.

P.S: Tilda Swinton è stata una scelta particolarmente azzeccata in questo film, tra tutti i personaggi è quella che il physique du role della vampira.

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