Recensione su Solo Dio perdona

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3 Giugno 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Refn, qui, si compiace oltre ogni dire e porta all’estremo la sua passione per gli estetismi patinati e per le inquadrature statiche e geometriche, modulari, puntualmente tripartite, equilibratissime, ed arditamente collocabili a metà strada tra le composizioni pittoriche di Mondrian, i trittici delle pale d’altare medievali, la bidimensionalità architettonica giapponese basata, orizzontalmente, sull’uso del tatami e, verticalmente, su quello degli shoji.

Al di là di questa cornice fredda e calcolata, una sequenza di tableaux vivents in cui gli attori si muovono in maniera spaventosamente misurata, tra dettagli pesantemente kitsch ed una fotografia che ricorda gli esotismi di Mc Curry, la storia raccontata è fortemente emotiva, estremamente violenta e sottende implicazioni morali la cui logica sfugge pienamente al comune sentire.

Ho trovato quantomai interessante il significato attribuito alle mani di alcuni personaggi e penso che l’attenzione ad esse dedicata esplichi alcuni passaggi narrativi altrimenti taciuti.
E’ evidente, per esempio, che Julian non sia in grado di avere un rapporto sessuale “canonico” con una donna: le sue fantasie si esplicano solo attraverso le mani, sue o della donna con cui vorrebbe compiere un atto sessuale, ed è inserendo una mano nelle viscere della madre morta che compie effettivamente un incesto.
Come spiega Jenna (una medeica Kristin Scott Thomas), egli ha ucciso a mani nude il proprio padre, ma con quelle stesse, totemiche mani non è stato in grado né di vendicare la morte del fratello, né di difendere la madre dalla giustizia dal sapore quasi divino del poliziotto.
Il taglio degli avambracci lordi di sangue di Julian, quindi, è simbolo di resa, punizione, martirio e definitiva castrazione.

Nel complesso, interessante, ma non epifanico.

10 commenti

  1. kallen / 3 Giugno 2013

    Sinceramente non mi aspettavo un film così estremo (a saperlo probabilmente non avrei portato i miei amici a vederlo 😛 ), lo consiglierei solo ad un estimatore di Refn.
    Nel complesso condivido tutto quello che hai scritto (magari ho trovato la prima mezz’ora un po’ troppo pesante).

    • Stefania / 3 Giugno 2013

      Forse anch’io, a differenza di altri suoi lavori precedenti, non lo consiglierei a destra e a manca. Un po’ per la violenza dei contenuti, un po’ per il ritmo curioso, un po’ per la “strana” morale.

  2. Lenore Beadsman / 3 Giugno 2013

    Ho visto, nei titoli di coda, che era dedicato a Alejandro Jodorowsky. Tu hai visto qualcosa di suo?

    • Stefania / 3 Giugno 2013

      Purtroppo, di Jodorowski ho visto solo Santa Sangre, finora.
      Quindi, sì, riferito a quel film, ci ho visto qualcosa 😀 Indovina? Proprio la questione delle braccia (ed il rapporto morboso con la madre ed, in particolare, la richiesta che lei gli fa: “Difendimi da quell’uomo: sii il mio braccio/le mie braccia”).
      Ma mi rendo conto che potrebbe essere una (mia) forzatura.

      • Lenore Beadsman / 4 Giugno 2013

        Ne sono completamente a digiuno, dovrò recuperare! Ma volevo capire, appunto, se ci fosse stato qualche riferimento nel film. Mi fido della tua interpretazione 🙂

  3. michidark / 4 Giugno 2013

    Interessante analisi. Io il film l’ho trovato un capolavoro. Peccato tu non abbia menzionato il sonoro di quest’opera che, tra musiche, rumori, suoni e siparietti musicali, sembra quasi un “musical atipico e distorto”. In particolare il combattimento in cui Gosling non mette a segno neanche un colpo(sembra quasi un balletto) e gli intermezzi canori dello sbirro.

  4. Stefania / 5 Giugno 2013

    @ph0ebe: dopo la buona impressione fattami da Santa Sangre, vorrei approfondire la filmografia di Jodorowski. Mi riprometto di vedere a breve El Topo 🙂

    @michidark: in effetti, entrambe le cose mi hanno colpita, ma ho dimenticato di parlarne 😀 Hai fatto bene a sottolinearle, così vi accenno adesso 😉
    Secondo me, benché affascinanti, si tratta di alcuni dei compiacimenti di Refn di cui accennavo all’inizio: in particolare, gli intermezzi canori del poliziotto mi sono parsi una forzatura un po’ didascalica (un uomo glaciale che si profonde in esibizioni “popolari”, mostra un lato inaspettato del suo carattere che, inoltre, sottende godimento personale quando, esibendosi, percepisce la totale attenzione dei suoi uomini, quasi adoranti).
    Per quanto “bella”, la scena del combattimento tra Julian ed il poliziotto mi è parsa algida, una riproposizione estetizzata dei volteggi degli action-fantasy orientali, ecco.
    Per quel che riguarda l’interessante colonna sonora, con corni degni dell’Ade, mi ha ricordato molto l’atmosfera creata da Masked Ball di Jocelyn Pook contenuta nella OST Eyes Wide Shut di Kubrick: confesso che, a tratti, mi ha turbata!

  5. Lenore Beadsman / 17 Giugno 2013

    Ho poi visto “Santa Sangre” @stefania, ed effettivamente i riferimenti sono palesi! Ottimo film! Ne guarderò sicuramente altri suoi.

    • Stefania / 17 Giugno 2013

      Se guarderai El Topo a breve, fammi un fischio: magari, mi deciderò finalmente a farlo anch’io 😉

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