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Recensione su Onibaba - Le assassine

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12 giugno 2015

Dietro Onibaba c’è tutta una serie di roba che mi ha colpito parecchio: i protagonisti dell’opera sono due donne che moralmente corrotte; la tradizione giapponese delle maschere si unisce ad un altro elemento degli usi e costumi nipponici ovvero la credenza degli Oni (la maschera ritrovata e la paura diffusa ne sono esempi) ed infine c’è quel tanto che basta di violenza per rendere più che piacevole il tutto.

Periodo Nanboku-chō (1300, 1400.. va bè, ci siamo capiti A.D). Giappone ruralissimo.

Due donne (una vecchia e la moglie di suo figlio, andato in guerra) vivono in una capanna e campano di quello che trovano.. e quello che trovano sono soldati esausti dalla guerra che uccidono per rivendere al mercato nero le armature degli sfortuanti. Un giorno Hachi, un loro vicino, fa ritorno a casa dalla guerra disertando e rivela che Kichi, il marito di una e il figlio dell’altra, è morto in battaglia. La particolarità di questo trio è il fatto di non avere una morale: l’ex soldato diserta e veste i panni di un sacerdote per non farsi acciuffare; le due donne per sopravvivere si arrangiano e derubano, quando possono, i soldati che cercano ristoro ed in particolare la più giovane cercherà di dimenticare al più presto il marito morto concedendosi a Hachi in più occasioni. Nessuno è pulito, tutti e tre hanno le loro colpe, e tutti e tre non pensano che a sopravvivere
Oddio, non tutti, il disertore più che altro pensa a penetrare la giovane vedova ma le due donne pensano a come sistemarsi. La vecchia è consapevole del fatto che senza la giovane è perduta e la giovane non accetta il fatto di non avere più la protezione/sicurezza che un uomo offre. Non c’è fiducia in questo trio e ad aggravare la situazione è proprio la relazione fra Hachi e la nuora.

Una notte però tutto cambia.
Sarà l’incotro fra la vecchia ed un cavaliere con un’inquietante maschera a ribaltare la situazione.
Da questo momento la pellicola si tinge di rosso sangue, l’attenzione si sposta, non interessa più il realismo nel descrivere la vita delle donne (il lavoro al fiume, il lavaggio dei panni) o gli effetti degli anni che passano sui rispettivi corpi. In una scena dai forti connotati horror la vecchia strappa dal viso del cavaliere la maschera, che celava un volto sfigurato e orrendo come quello di un demone ed utilizza la stessa per terrorizzare la nuora fedigrafa ma lo scherzo sfugge di mano alla donna e allora..

Onibaba probabilmente non è solo un film dai forti connotati horror, offre uno spaccato di vita in tempo di guerra dove le persone han fatto dell’arte di arrangiarsi (in questo caso non parlerei tanto di arte d’arrangiarsi quanto di vero e proprio campare attraverso omicidi premeditati) una ragion di vita.
onibaba corrisponde esattamente a quello che intendo per cinema: Onibaba è emozione; è morte e paura; è sesso e sangue; è un campo di battaglia dove trappole e cavalieri sono i veri protagonisti.
È la guerra vista da due poveracce che han bisogno l’una dell’altra e che probabilmente senza guerra avrebbero vissuto con meno preoccupazioni e sfiducie.

DonMax

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