Recensione su Qualcuno volò sul nido del cuculo

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Nel 1975, Milos Forman, volò sul nido del cuculo. / 16 Giugno 2012 in Qualcuno volò sul nido del cuculo

Ci sono film così psicologicamente eccentrici da far venire il mal di testa. Ci sono film che riescono a trasmettere emozioni solo e semplicemente nell’inquadratura di due sguardi che si incrociano. Ci sono film che dopo averli visti una volta non li dimentichi più, ricordando ogni minimo tassello dei fotogrammi che compongono la stessa pellicola. Qualcuno volò sul nido del cuculo, capolavoro gigantesco e senza età del grande Milos Forman, appartiene a tutti e tre gli insiemi elencati. Il film gode di una sceneggiatura inappuntabile, tratta dal romanzo-confessione di Ken Kesey, ma tratta molto liberamente dal romanzo, tanto che perfino lo stesso autore si rifiutò di vederlo. Forman ci parla di noi stessi, del nostro corpo e della nostra mente, dei nostri rapporti con gli altri e soprattutto crea un esempio di come il cinema psicologico e tutto giocato sull’introspettiva artistica possa resistere nonostante tutte le proibizioni attuate in passato riguardo a questo “strano” modo di far cinema. Un cast in stato di grazia , capitanato da un Jack Nicholson che un lustro prima di Shining comincia già ad esplorare i misteri e gli oscuri meandri della mente umana, e chiuso da una prova da Oscar di Louise Fletcher, magnifica e letale dottoressa. Nicholson gioca a fare il ribelle, ovvero il ruolo che da Easy Ryder gli riesce meglio, solo che se tenti di farlo in un ospedale psichiatrico in cui regna la repressione e si usano le maniere forti, la situazione non diventa proprio idilliaca, anzi. La grande iniziativa del film è quella di trasferire tutte le emozioni forti provocate dal film fin dentro lo spettatore, diventando uno dei modelli principali per tutti i film riguardanti detenzioni a venire. Il ribelle Nicholson che tenta di sfuggire al carcere trova una realtà del tutto nuova dentro l’ospedale psichiatrico, in cui molti si chiedono se sia o no malato e pazzo. Trova dei compagni di avventura in maschere ed espressioni talvolta divertenti(Il Martini di De Vito), talvolta sagge(Il Grande Capo interpretato da Sampson), talvolta giovani e inesperte(come il personaggio interpretato da Brad Douriff)e soprattutto trova un nemico nel personaggio interpretato dalla Fletcher che vive sotto un regime autarchico dove vige l’ordine e la disciplina, ponendosi in contrasto con McMurphy(il nome del personaggio di Nicholson), simbolo del ribellarsi alle regole e dell’autolesionismo. Le scene tra i due sono tra le più vivaci e ricche di tensione della storia del cinema, grazie anche ad un impegno assoluto nel ricercare la perfezione della parte, in cui entrambi si calano splendidamente. Quando McMurphy introduce le due ragazze prima di fuggire tra i malati, lo spettatore capisce che finirà male: infatti l’atmosfera non è delle migliori. Il ragazzo interpretato da Douriff, minacciato dalla dottoressa di rivelare alla madre che il figlio aveva avuto un incontro molto intimo con una prostituta, si toglie la vita e McMurphy aggredisce la dottoressa, costringendola ad indossare una protezione al collo. Questo turbinio di scene è tra le più apprezzate, idolatrate, imitate della storia del cinema. Qualcuno volò sul nido del cuculo è un’opera che non si vede spesso negli ultimi anni. E’ un film dalla psicologia esatta e dalla grande voglia di stupire e del ricercare nello spettatore lo spirito di chi vuole mettersi di fronte ad una bella sfida: scoprirsi. Bisogna lasciarsi appassionare al film e all’intera filmografia di Forman per capirne l’importanza. Il film è stato premiato con i 5 oscar più importanti, giustamente e resta ancora oggi una delle principali fonti per individuare i caratteri fondamentali e poco sviluppati in seguito della nuova Hollywood, con uno stile unico e impossibile da rintracciare in ogni altro posto. Chapeau.

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