Recensione su Ondata di calore

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Caldo assassino. / 14 luglio 2014 in Ondata di calore

Un thriller psicologico che, apparentemente, si offre allo spettatore come “semplice” dramma estetizzato: fin dalle prime sequenze, mute, prive di qualsivoglia riferimento esplicito alla situazione generale, al motivo per cui la protagonista sembra imprigionata come una mosca in trappola in un appartamento dall’aspetto avveniristico, sono le sole forme umane (il corpo della Seberg, gli uomini ritratti nelle gigantografie a parete, le teste di terracotta) ed i soli oggetti inanimati (elettrodomestici, letto, divano, tecnigrafo, cubetti di ghiaccio), con cui, peraltro, la protagonista è in aperto conflitto, a definire il racconto.
La tensione dello spettatore, incapace di comprendere immediatamente la natura di questo isolamento apparentemente forzato della protagonista, si acuisce col trascorrere del tempo, quando, gradualmente, apprende del caldo che attanaglia la donna, della sua impossibilità a poter comunicare adeguatamente con le persone che la circondano, della tempesta di sabbia che sferza la città di Agadir.

Il film di Nelo Risi è una pellicola claustrofobica, allucinante (cosa è vero e cosa no?), che gioca con i meccanismi del sogno (oggetti irraggiungibili, baricentri mentali e fisici spostati, linguaggio inafferrabile) per raccontare paure ed ossessioni che corrodono la mente facendosi strada al suo interno come la subdola sabbia che si infiltra anche nelle belle case della ricostruita città marocchina: Agadir, infatti, distrutta nel 1960 da un terremoto che rase al suolo l’abitato, uccidendo quindicimila persone, venne fatta oggetto di una ricostruzione che fornì il banco di prova per architetti ed urbanisti impegnati nella concezione di un nuovo modello urbano, in cui un’architettura quasi brutalista, caratterizzata da un massiccio uso del cemento armato, veniva imposto ex novo a tutta la popolazione, in un impeto di razionalizzazione e modernizzazione tout court del territorio.
Il sogno di Alex, il marito della protagonista, sorta di “uomo che volle farsi re” conradiano, allontanatosi dalla famiglia alla ricerca di un Eldorado non solo professionale, marito-padrone incorporeo ma onnipresente (in foto, su nastro audio), è quello di contribuire alla ricostruzione di Agadir per plasmare un nuovo modello sociale: il differente approccio al contesto dimostrato dalla moglie, disinteressata all’opera “bonificatrice” del suo progetto, si esaspera fino a rasentare la follia, in una sorta di contraltare “concreto” delle visioni utopiche dell’architetto, divinità che controlla psiche ed esistenza della propria donna.

La Seberg, sopraffina, conduce il gioco e regge il peso di un personaggio scomodo quasi in solitaria.
Pregevole per simbolismo e fotografia la scena in cui ella combatte con la bambola gonfiabile, nel tentativo di infilarla in una cassapanca: una sequenza carica di presagi.

2 commenti

  1. icarus / 15 luglio 2014

    Ottima rece e gran bel film. Non mi sovviene nessun’altra pellicola in cui il volto maestoso della natura sia stato ritratto con simili connotati.
    Purtroppo mi son perso un po’ nel finale e, ahimè, chissà se e quando avrò modo di fugare tutti i miei dubbi…
    Ma dov’era la Seigner ?? 🙂

    • Stefania / 15 luglio 2014

      @icarus: nel boschetto della mia fantasia… Ho scritto Seigner, invece di Seberg, chissà per quali freudiani motivi.

      In effetti, chissà se e quando il film godrà di un altro passaggio televisivo. Però, per una settimana, vedo che sarà disponibile su Rai Replay 😉

      Il finale è confuso, un po’ per “limiti” (espressivi? Tecnici?), un po’ per necessità, secondo me: accentua il mood onirico allo spasimo.
      Più che altro, non è chiara (perlomeno, non lo è stata per me) la tempistica degli eventi: quando è successo “il fatto”? Prima del suo risveglio, immagino. Ma come è riuscita ad occultarlo? Mi è venuto in mente che, quando tenta di impedire l’ingresso della cameriera nella camera da letto, lo faccia per evitare che veda la bambola gonfiabile, ma anche, più o meno inconsciamente, il cadavere.

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