Recensione su C’era una volta a... Hollywood

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Tarantino fu: il cinema è un lanciafiamme. / 22 Settembre 2019 in C’era una volta a... Hollywood

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Mettiamo da parte le solite stronzate, il fatto che è un omaggio al cinema, il fatto che è pieno di citazioni, i piedi, le interpretazioni di Di Caprio e Pitt, le 10 parole pronunciate da Margot robbie. Ragazzi forse non vi siete accorti che questo è cinema PURO. Cinema PURO. CINEMA PURO. L’ho visto qualche giorno fa e ci sto pensando ancora, in metro, mentre mangio, mentre caco, mentre scopo, mentre penso ad altro.
Un’ artista attraversa varie fasi durante il proprio cammino nell arte. Tarantino fu ribelle, scorretto, incoscientemente rivoluzionario coi primi tre film, tre capolavori, tre terremoti che hanno scosso la storia del cinema. È stato sfrenato , cattivo, cosciente e divertito nei successivi quattro. Poi arriva The hateful eight (cui non eravamo ancora pronti), perla di saggezza e manifesto della sua maturità. E probabilmente serviva a prepararci alla nona sinfonia, quest’ ultimo. Avete rotto con la storia del “tarantiniano” … un’ artista si rinnova, cambia , riflette su se stesso, su cosa ha dato e su cosa può ancora dare all arte. Non mi va di parlare di trama o di sceneggiatura, di interpretazioni, montaggio e fotografia. Il cinema è oltre. Il cinema è un lanciafiamme, ha il potere di cambiare la storia, di ricordare chi e cosa siamo e chi e cosa eravamo. Tarantino non ti dà quello che vuoi, te la fa annusare, ma non te la dà. Ti illude sempre. Ti prende per il culo, e fa bene perché è questo quello che ci meritiamo, essere presi per il culo.. per la gente che siamo, per la testa che abbiamo, per la visione che abbiamo di cinema. È importante oggi riflettere sulla violenza, sulla degenerazione degli ideali, sul fatto che la violenza è alle radici della civiltà e non esiste perche “ce l hanno fatta vedere loro nei film”, sulla solitudine di chi è Hollywood. Ogni personaggio racconta a modo suo un pezzetto di Hollywood: Tarantino ci mette alla prova, ci sbatte davanti un fallito alcolizzato e uno che ha ucciso la moglie , un attore e la sua controfigura, un unico essere, la parte debole e quella forte, quella pubblica e quella intima e segreta. Il doppio volto di chi fa parte di quel mondo. La possibilità dell’amicizia.
Fino alla sequenza in cui Sharon Tate va al cinema a vedere il suo stesso film ero in una situazione mentale particolare, ero come drogato, caduto nella storia, nel film. Quella strana sequenza mi ha come svegliato, mi sono chiesto “ma dove mi trovo” “che cosa sto guardando?” . Grande e bella sensazione che solo opere d’arte enormi ti danno la possibilità di provare. Anche al finale, una sensazione strana allo stomaco.

(Tutta la sequenza di Cliff Booth allo Spahn Ranch è semplicemente destinata ad entrare nelle pagine dei libri di storia del cinema. Come si costruisce una scena, come si costruisce tensione, come si costruisce un personaggio. Tutte le sequenze in macchina sono le più belle sequenze in macchina mai viste).

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