Recensione su C’era una volta a... Hollywood

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Tarantino fa BOOOM! / 2 Ottobre 2019 in C’era una volta a... Hollywood

Avete presente il lanciafiamme di Rick Dalton?
Ebbene Tarantino ci è arrivato addosso così: dopo qualche commento schifato di amici finalmente riesco ad andare a vederlo e… appena uscito ho tirato le orecchie ai miei amici, “Tarantino non è per tutti! Non fate i critici se certi aspetti non li guardate nemmeno!”
Prima di tutto, queste recensioni che etichettano questo film come il suo peggiore, sono a dirsi soggettive: ok, è diverso, ma c’è molto più di ció che serviva!
Inutile discutere questi dettagli, peró ammetto che la durata per qualche verso puó penalizzare un film, anche se in questo caso penso proprio per niente!
Tarantino ha creato un suo stile in tutti questi anni e l’ha evoluto, l’ingrediente di cui non ha mai fatto a meno non è la violenza o il sangue, anche se si pensa subito a quella, ma è la citazione, l’elogio al cinema, la storia nella storia. Questo è il suo grande merito: è cresciuto e ha saputo mantenere questo alto livello, dando tinte nuove a storie apparentemente comuni.
Prendiamo questa di Sharon Tate: tutto si stravolge, ma perché? Perché Tarantino loda e beffeggia quei cult degli anni 60, ridicolizza la Hollywood e la sua spirale di fama, ed essendo tutta una farsa, altrettanto in farsa finisce. Ma sempre col suo stile!
La regia, i personaggi, le ambientazioni, la fotografia, le musiche, i colori: è tutto un grandissimo lavoro e ben riuscito.
Mi sono dovuto scrivere le scene che mi hanno colpito per non dimenticarle: dall’inizio, in cui ci presenta Dalton e la sua fidata controfigura Cliff, (credo che Brad Pitt sia stata la migliore performance di questo film!), le descrizioni degli eventi e le sue dinamiche e le presentazioni dei personaggi: per un attimo mi sono ricordato di “Jackie Brown!”.
Cliff che beffeggia Bruce Lee ridendo su un mito. Il piano sequenza dell’incontro sul set con una bambina che legge un libro (non a caso) di Walt Disney, lo scatto d’ira di Dalton quando dimentica le battute. La scena in cui Cliff accompagna Pussycat (vi ricordate la macchina di Kill Bill?) al ranch della famiglia di Manson e tenta di andare a trovare George… non siete stato col fiato sospeso?
Momenti semplici all’occhio nudo ma memorabili.
Piccole sequenze come l’accendersi delle luci a neon delle insegne, o le ragazze hippie che attraversano la strada mentre canticchiano: queste sono scene nitidamente rievocate dagli anni 60 in una perfetta e minuziosa ricostruzione!
Che dire: tutti aspettavano la violenza e alla fine….? Sarete accontentati?!
A me gli ultimi 10minuti hanno proprio fatto ridere e godere.
Per questo credo che Tarantino accontenti tutti perchè ci ha messo davvero tanto, tutto, in questo film.
Grandioso Brad Pitt, il personaggio che ho preferito. Di Caprio invece l’ho trovato troppo sopra le righe, un po’ come in “Wolf Of Wall Street”.
Notare la piccola scena dopo i titoli di coda. 20 secondi pieni delll’isteria del cinema!
Un bell’applauso, Quentin.
Anche se il mio preferito resta Kill Bill vol.1 ti meriti un bel 7,5.

E comunque se dovete vedere un film e perdervi le migliori sfumature, forse siete più tipi da cinepanettone!

6 commenti

  1. Stefania / 3 Ottobre 2019

    Per me, Cliff Booth è un personaggio azzeccatissimo e Pitt è perfetto per questi ruoli da “tizi che se la sanno cavare in ogni situazione con aria disincantata” (vedi anche la saga di Ocean di Soderbergh), oltre che in quelli da “sembro senza cervello” (vedi Snatch o Burn After Reading): qui, sembra il cugino californiano di Aldo Raine. E una cosa che accomuna molto questi due personaggi, secondo me, è il passato incerto: in Inglorious Basterds, nulla si sa della cicatrice sul collo di Raine (ho sempre immaginato che sia dovuta a un cappio: va a sapere per quale motivo Raine ha rischiato di essere impiccato 😀 ); in quest’altro film, Booth avrà davvero ucciso la moglie? Come è arrivato al mondo del cinema? Insomma, in una cosa -per me- Tarantino è davvero spettacolare (e, in questo, non mi ha deluso neppure stavolta): sa creare un passato ai suoi personaggi, li rende vivi, pulsanti, credibili (anche quando fanno cose in-credibili).

  2. dexter79 / 3 Ottobre 2019

    Concordo a pieno con la tua riflessione: questi personaggi, seppure in secondo piano, spesso riescono a entrarti in simpatia anche più dei protagonisti…
    Poi se ci metti Pitt (che a 50 anni suonati…. sorvoliamo per il suon plendore!) allora è ancora meglio 😁😁
    Ma il tuo voto @stefania? Non lo vedo nella tua bacheca!

  3. alex10 / 3 Ottobre 2019

    Forse DiCaprio ha reso Rick Dalton più suo che di Tarantino? Potrebbe anche essere di sì, forse con il permesso del regista. È uno che lascia spazio agli attori di modellare seguendo sempre la sua “filosofia”. Io, comunque, sinceramente lo trovo perfetto com’è.

    • alex10 / 3 Ottobre 2019

      P. S. Non bisogna dimenticare che DiCaprio interpreta Dalton, ma anche i personaggi che Dalton recita, i quali hanno all’interno anche la sfumatura di Dalton che non riesce a recitarli o che li improvvisa. Oltre a dover mantenere lo stereotipo dei personaggi che andavano all’epoca e che volevano i registi di quei film. Non deve essere stato un lavoro facile 😅

      • dexter79 / 3 Ottobre 2019

        Azz…. a questa specie di scatola cinese non avevo pensato! DiCaprio che recita un personaggio che è un attore di altri personaggi… eh si! Un grande lavoro senza dubbio!!!

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