Recensione su C’era una volta a... Hollywood

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Quanto cinema per un solo film. / 7 Maggio 2020 in C’era una volta a... Hollywood

Un film sullo sguardo, sull’apoteosi del desiderio filmico, sulla fibrillazione incostante ma volitiva della passione artistica, in un momento storico e culturale di frenetico mutamento come il 1969. Anno cardine non solo per il buon Quentin, checché se ne dica, ma per tutto un movimento cinematografico, antropologico, culturale e sociale che da desueto tornò ad essere vivo e vivace nell’immaginario collettivo. Cadono i vecchi archetipi, mentre nuove colonne emergeranno e si ergeranno nell’immenso luna park hollywoodiano. Qualcuno, come i due protagonisti, sembra cedere il passo, mostrare il fianco, arrancare, inciampare, raggomitolarsi ai margini dell’industria pur di continuare a respirare il sogno. Il 1969 di Tarantino è puro romanticismo, è musica (tanta), auto veloci, esagerazioni, è la favola nera della redenzione e dell’amicizia, della volontà e della cialtronaggine. Un lungo giro di boa su cui far leva per tramutare, anziché il sogno in chimera, la chimera in un sogno. Siamo su livelli altissimi di narrazione, di immagini, di volti, di corpi, di prove attoriali maiuscole e commoventi, non c’è trucco e non c’è inganno, e se anche ci fosse vogliamo a tutti i costi far finta di nulla, perché c’è solo questa Hollywood trasognata, nel gargantuesco calderone di puro stupore.

Brad Pitt nel ruolo di Cliff Booth fa irruzione sulla scena come uno dei personaggi più forti e imperturbabili dell’epopea tarantiniana e non solo, diciamo pure del cinema tutto. Il ruolo della vita per un attore troppo poco considerato come tale. Impossibile togliergli gli occhi di dosso, sia per gli uomini che per le donne, lo stile non ha sesso, qui. DiCaprio dipinge con superba grandezza l’estenuante afflizione di un attore sul viale del tramonto, consapevole di esserlo, ma impossibilitato ad accettarlo, imprigionato com’è in un lungo tunnel dove l’unica, fievole luce in grado di intravedersi è quella di un imbrunire sempre più incombente. E che dire della splendida Margot Robbie nei panni di Sharon Tate, colei che ha poche battute durante il film, ma che parla con uno sguardo. Presenza celestiale ed eterea, figura gioviale che non ha bisogno di parlare per esprimere il perenne stato di giubilo in cui si trova; e l’apoteosi più bella è proprio nel momento in cui va a spulciarsi al cinema, in quell’immensa sala buia dove l’unica cosa a rispendere sono i suoi occhi emozionati, mentre guarda se stessa riflessa sul grande schermo. Ma davvero siamo qui a fare le pulci a queste cose qui?! Un po’ di decoro, orsù.

“Once Upon a Time in Hollywood” è quel film che (ci) mancava, una stella cadente, un fulmine a ciel sereno, gioia e piacere, un’opera così enorme capace di creare un bagliore talmente grosso da stordirci e incasinarci i movimenti motori. Un po’ come quando Cliff decide finalmente di fumarsi quella sigaretta intinta nell’acido… ecco, ci siamo arrivati. Quella sigaretta. Espediente curioso, quasi poco annoverato fra le trovate di un film già di per sé esagerato. E pure, mi ritorna in mente Robert De Niro che sul finale di un altro “C’era Una Volta”, quello in America, fuma il suo oppio e ci lascia con un dubbio logorante ma straordinario. Chissà che…be’, se così fosse, io, mi commuoverei ancor di più. Tanto quanto su quella scritta finale che ci fa capire quanto le favole siano ancora possibili.

2 commenti

  1. Stefania / 7 Maggio 2020

    “Brad Pitt nel ruolo di Cliff Booth fa irruzione sulla scena come uno dei personaggi più forti e imperturbabili dell’epopea tarantiniana”: l’altro giorno, parlavo di questa cosa con una persona, aggiungendo che… se provi a pensare a qualcun altro, per interpretare quel ruolo in quella maniera, non ti viene in mente nessuno, proprio nessuno.

    P.s.: bentornato!

    • Bisturi / 7 Maggio 2020

      Ciao, Stefania, grazie e ben ritrovata. Sì, il Cliff di Pitt è assolutamente iconico, lui calato alla perfezione in quel ruolo, lo ha fatto suo sotto ogni aspetto. Non tutti, purtroppo, hanno carpito la potenza di questa magistrale interpretazione, né il valore romantico e purificatore del film. Davvero sbalorditivo, un film che mi lascia senza fiato ad ogni visione.

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