Recensione su C’era una volta a... Hollywood

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Difficile da guardare come tutti i film di Tarantino ma merita. / 22 Settembre 2019 in C’era una volta a... Hollywood

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La critica maggiore che è stata rivolta a questo film dai fan di Tarantino è quella di essere appunto poco “tarantiniano”, ovvero mancante di quel suo stile farcito di violenza e sangue a gò-gò. Per me questa è una cosa più che positiva, se fosse stato così non avrei resistito nella visione per più di un minuto(trovo disturbante il suo modo di fare cinema), invece l’ho visto tutto e mi è anche piaciuto, ho apprezzato la realizzazione meticolosa della Hollywood della fine degli anni’60, la messa in scena della rivoluzione del cinema americano per opera delle produzioni europee(di cui Polanski fu uno degli artefici) e la svolta hippy.
Dal punto di vista tecnico e registico è perfetto, grandissima prova attoriale di Leonardo Di Caprio e del sempreverde(e sempre figo) Brad Pitt, c’è una cosa però che mi ha fatto storcere il naso, il finale discutibile sia per la decisione(umana e comprensibile) di voler cambiare la realtà dei fatti sia per il tono che si discosta radicalmente da quello che era stato fino a quel momento(eh ti pareva che potevano mancare i bagni di sangue e la violenza gratuita e fine a sé stessa?), sono le note stonate di un film fino a quel momento perfetto.
Comunque sia ho apprezzato la vena malinconica, nostalgica ed evocativa che permea tutta la pellicola ma, come tutti i film di Tarantino, risulta a tratti difficile da guardare. Però merita, gliene va dato atto.

1 commento

  1. Stefania / 22 Settembre 2019

    Beh, ma il finale è pienamente in linea con l’intento del film. Tarantino (l’ha già fatto) legge e riscrive la Storia a suo piacimento: il cinema gli dà questa possibilità e lui, correttamente, ne approfitta.
    Questo non è un film sui delitti Tate-La Bianca, i soli intenti “documentari” del film si specchiano nella ricostruzione appassionata della Los Angeles del periodo (ma essendo una ricostruzione è una descrizione è mediata): è una riscrittura del Mito (di una certa Hollywood, della fine della Summer Of Love, ecc.). L’esplosione di violenza sul finale è giustificata proprio dalla realtà che lui ha scelto di non documentare, ma che le cronache reali, invece, hanno ben documentato.
    Perché lo definisci un finale “discutibile”? Perché c’è tanta violenza? L’omicidio di Sharon Tate e dei suoi ospiti è stato più bestiale (se mi è concesso affermarlo) di quanto si vede in scena nel film di Tarantino. Quel che si vede nel film è la concretizzazione di un desiderio materialmente irrealizzabile. In sostanza, Tarantino dice: “chi ha causato tanto dolore nella realtà meriterebbe/avrebbe meritato questo trattamento. E sono stato pure troppo buono”. Insomma, quella sequenza fa parte della sublimazione, del sogno, della favola nera. Senza un finale di questo tipo, il film sarebbe stato un inutile spreco di denaro, idee e potenziale 🙂 Che non ti sia piaciuto, ci sta, e a pacchi, ci mancherebbe, ma è il degno (forse, unico) finale di questa storia.

    P.s.: per me, per esempio, per quel che può valere, “tarantiniano” non corrisponde al solo uso visuale della violenza. Tarantiniano è un mix particolare di immagini, tempi recitativi, musiche, parole, silenzi: qui, per me, questo mix non c’è. Quindi, per quel che mi riguarda, è il film meno tarantiniano che ha fatto finora 🙂 Ma non è un problema, eh. Se non si resta spiazzati, almeno al cinema, che gusto c’è? 😉

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