2003

Oldboy

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Oldboy
Oldboy

Dae-Su, giovane padre di famiglia, viene rapito e rinchiuso in una stanza per 15 anni, in completo isolamento, senza ricevere spiegazioni e senza riuscire ad immaginare un motivo plausibile per la sua reclusione. Quando viene liberato, desideroso di vendetta, si mette alla ricerca del suo ignoto carceriere. Non sa di essere a sua volta già vittima di una lenta, meditata ed inesorabile vendetta, e che le sue sofferenze sono tutt'altro che finite. Gran Premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes del 2004.
mandelbrot ha scritto questa trama

Titolo Originale: 올드보이
Attori principali: Choi Min-sikYoo Ji-taeKang Hye-jungKim Byung-okOh Dal-suLee Seung-Shin, Yoon Jin-seo, Ji Dae-han, Oh Tae-kyung, Yoo Yeon-seok, Oh Gwang-rok, Lee Dae-yeon, Park Myung-shin, Kim Su-hyeon, Yoo Il-han
Regia: Park Chan-wook
Sceneggiatura/Autore: Hwang Jo-yun, Im Joon-hyung, Park Chan-wook
Colonna sonora: Cho Young-wuk, Shim Hyun-jung
Fotografia: Chung Chung-hoon
Costumi: Cho Sang-kyung
Produttore: Syd Lim, Kim Dong-joo, Kim Jang-wook
Produzione: Corea del Sud
Genere: Orientale, Drammatico, Thriller
Durata: 120 minuti

Sebbene io sappia di essere peggio di una bestia, non crede che abbia anch’io il diritto di vivere? / 12 Marzo 2015 in Oldboy

Oldboy non è altro che quel suggerimento che ti porta a conoscere un mondo, un po’ come quando un amico ti consiglia un brano, una sinfonia, un pezzo e ti ritrovi a godere di un nuovo tipo di musica che cambia te e il modo di vedere tutto cio’ che il mondo ha da offrirci.
Facente parte dell’incredibile trilogia della vendetta, riesce a farci soffrire, riesce a colpire duro, ma nonostante cio’, riesce a farci rimanere li’ ad aspettare per la vendetta, vendetta che diventa tua.

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Il manifesto di una violenta ragione. / 9 Gennaio 2015 in Oldboy

Commentare un film che ad ogni visione ti lascia un coacervo di emozioni diverse, è arduo. Arduo perché è arduo interpretare una sensazione, e chiosare con mere parole il suo significato.
Innanzitutto, la pellicola fa parte della cosiddetta ”trilogia della vendetta”, e come elemento integrante va letto nella sua interezza, e quindi rapportato anche ai ”Mr. Vendetta” ( antecedente a questo ), e ” Lady Vendetta” ( pellicola che ne chiude il ciclo ).
In esse albergano tutti i turbamenti tipici della vendetta, freddo manifesto di una violenta ragione. E come rappresentarla se non nella sua più angustia e viscerale foggia?. Come non cercare di rimarcare oltre il suo chiaro intento un naufragante senso di angoscia?
Park Chan-wook indaga questi aspetti, li teatrizza, in una sorta di allucinante e claustrofobico ritratto di umanità, delineato dai suoi più miseri istinti. E su questo abbacinante archetipo forma la sua livrea di vendetta, confezionata a misura dei suoi protagonisti, abili marionettisti in grado di muovere i fili del suo insano gioco.
Sin dal primo film si evincono i concetti chiave dell’intera trilogia, con i suoi arcani simbolismi, alla maniera della formica, che incarna pazienza e resistenza, qualità fondamentali per prefiggersi uno scopo, come quello della vendetta. Ma nella sua dicotomia anche solitudine, inquietudine, che ricalca appieno le identità dei personaggi ( e in particolar modo quella di Mi-do in Oldboy ). Ma in definitiva è sempre perdita, ciò che cambia è il modo con cui si perpetua il ciclo.
Oldboy, sebbene incastrato in mezzo fra i due lavori, ne è la somma, e paradossalmente anche il canto del cigno, in quanto ne esalta i contenuti, per poi lasciarli agonizzanti alla mercé delle coscienze collettive.
Inutile soffermarsi sulle musiche che adornano questo capolavoro, perché così vive e chiare nei cuori di chi le ascolta, che risulta superfluo decantarne con parole le lodi.

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14 Marzo 2014 in Oldboy

Mamma mia che filmone.
La prima volta che lo vidi rimasi a bocca aperta.
E’ sporco, claustrofobico, perverso…è meraviglioso.
Il solo finale vale tutto il film.

DA-E-SU / 17 Dicembre 2013 in Oldboy

Si possono dire un sacco di cose belle su questo film. Quanto sia coinvolgente la trama, quanto faccia ridere, quanto sia malato – tutte cose belle, sia chiaro. Ma sentire il nome del protagonista pronunciato a culo, no. Ma proprio no.
Devo ricordarmi di non guardare più film coreani con il doppiaggio italiano. Oppure devo ricordarmi di dimenticare la pronuncia coreana. Non saperei quale delle due scegliere, ma è così difficile capire che “ae” si pronuncia “é”?

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“Non è che vada molto meglio, vivo solo in una prigione più grande” / 30 Novembre 2013 in Oldboy

La premessa doverosa che mi sento di fare è che non ho alcuna conoscenza del fumetto di Nobuaki Minegishi e Garon Tsuchiya, a cui Park Chan-Woo è andato ad attingere per elaborare il suo secondo capitolo della trilogia della vendetta. Ma cercherò di recuperare la controparte cartacea per curiosità e per porre un dovuto confronto, soprattutto visto che ho apprezzato tantissimo questa pellicola.
Cos’è Oldboy? Credo, senza girarci intorno, una delle storie di vendetta più belle e costruite del panorama cinematografico. Forse per questo Tarantino l’ha definito come “il film che avrei sempre voluto fare”. La trama è coinvolgente, non voglio scendere nei dettagli e nemmeno fare una recensione spoiler, perché la storia merita di essere vista dall’inizio senza alcuna anticipazione per poterla apprezzare appieno. Oldboy è un armonico mix di vari elementi. Vi è azione, caratterizzata da una violenza cruda e più “emotiva” che fisica, a cui Park Chan-Woo ci aveva già sottoposto nel precedente Mr. Vendetta. Ma vi è soprattuto mistero, intrigo, domande. Il film porta avanti con sé una serie di punti interrogativi a cui lo spettatore è chiamato a giungere alla scena finale per avere tutte le risposte, proprio come la tragica figura di Oh Dae-su. Spogliato della sua vita, privato della sua libertà, restituito dopo anni alle fauci di un mondo malato (“una prigione più grande” come viene detto nel film), in cui egli è costretto a vagare alla stregua di un fantasma, carico di rabbia contro qualcuno di cui non conosce nemmeno il volto e, appunto, di innumerevoli domande, che sembrano divorarlo dall’interno e rendergli la sua esistenza svuotata di un qualsiasi altro scopo.
A tutto ciò vanno aggiunti una regia ottima, una colonna sonora affascinante, dei dialoghi ben studiati e delle interpretazioni notevolissime (Choi Min-sik e Yu Ji-tae su tutti). Chi ama il genere non rimarrà affatto deluso.

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