Recensione su Oh Boy - Un caffè a Berlino

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17 Marzo 2014

Quanto è complicato bere un caffè a Berlino? Per un italiano lo è anche di più visto che il caffè tedesco tende ad essere una versione annacquata e allungata del nostro caffè. Se c’è una cosa in cui l’Italia batte la Germania (oltre al calcio) è proprio il caffè.
Vabbè, non solo la Germania, anche il resto del mondo…tranne forse l’Arabia…
Ad ogni buon conto, questo caffè rincorso ed agognato è un pò la metafora della consapevolezza e della maturità di Niko, un ragazzo che salta da una passione all’altra, senza mai trovare qualcosa che gli appartenga e che lo motivi. Un pò come con le donne, un pò come con il lavoro. Il suo ciondolare apatico e inconcludente pare un pò fastidioso, a tratti noioso e sicuramente infastidisce, soprattutto alla luce del fatto che la crisi paralizza molti giovani lavoratori, ma la sua ricerca di sè non sembra del tutto inconcludente e culmina con un incontro un pò bukowskiano, immediato ma efficace.
Molto calato nel ruolo Tom Schilling, che incontra una serie di personaggi mai del tutto esasperati, che non sono macchiette ma che sono ritratti con semplicità e sono lo specchio di un modo di essere moderno, a tratti insoddisfatto e idealista, a tratti fragile, a tratti sarcastico e lontano.

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