Offside

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Offside

Un gruppo di ragazze iraniane, tifose di calcio, non vuole assolutamente rinunciare ad assistere ad una partita della loro nazionale di calcio, attività notoriamente preclusa alle donne. Pur di non mancare all'importante evento, le ragazze decidono di travestirsi da uomini.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: آفساید
Attori principali: maschioSima Mobarak-ShahifemminaShayesteh IranimaschioAyda SadeqimaschioGolnaz FarmanimaschioMahnaz ZabihiNazanin Sediq-zadeh
Regia: Jafar PanahiJafar Panahi
Sceneggiatura/Autore: Jafar Panahi, Shadmehr Rastin
Produzione: Iran
Genere: Drammatico, Commedia, Sport
Durata: 93 minuti

21 Dicembre 2012 in Offside

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Questo film iraniano va visto innanzitutto in quanto il regista, Panahi, di cui avevo in memoria mi pare un paio di film (Il palloncino bianco e Il cerchio, così a occhio, ma non ci scommetterei la tua vita, ecco) dopo questo è stato arrestato dal regime iraniano e arrivederci amore ciao, non l’hanno lasciato più. Grandi mobilitazioni, inutili, del cinema intellettuale di ogni dove. Per cui prima di vederne un altro può passarne di tempo.
Il simpatico Panahi fa i film, detto in soldoni, sulla condizione delle (no, cazzo, è ripartito il ronzio >..<)

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Tifo / 6 Novembre 2011 in Offside

Ma quanto è bello questo film! Una meravigliosa commedia che ti fa capire la società iraniana più di tanti tomi socio-politici.

13 Agosto 2011 in Offside

Gran film. Ottima la sceneggiatura, una commedia brillante con dei bei tempi, dei bei dialoghi, belle idee per far esplodere contraddizioni e sorrisi. E ottima impronta stilistica: macchina incollata ai soggetti, c’è la lei che seguiamo dall’inizio che si trova sperduta all’interno dell’anello che circonda lo stadio, con un giro a 360 gradi la cinepresa ci dice tutto, che è la sua prima volta, che è estranea a quel luogo, che forse proprio non dovrebbe essere lì; il fuori campo è sempre usato al millimetro, tutto è indiretto, sia per le ragazze che non possono partecipare allo spettacolo pubblico del calcio che per i soldati stritolati dal meccanismo dell’esecuzione del comando.
Panahi con il suo piccolo microcosmo seziona una società e l’assurdità delle sue regole, ma lo fa senza drammi, anzi con il sorriso, con quell’idea che in fondo tutti i protagonisti comprendano la condizione dell’altro anche a scapito della propria privata libertà. E infatti sono tutti piccoli protagonisti del grande sistema dittatoriale che confrontandosi forse un accordo lo troverebbero: interessante quindi lo scambio fra la ragazza di città e il soldato dell’entroterra che stimolato da continue domande si trincera dietro il nulla di vaghi dogmi per giustificare un sistema iniquo. Il problema di genere è il grimaldello del film: è il suo perchè ed è il motivo di ogni momento cardine, come quello dei bagni in cui si acuisce il sistema dello stato che si fa tutore degli individui per annullarli e dunque controllarli (la ragazza potrà andare in bagno ma le viene chiesto di farlo ad occhi chiusi per non leggere le scritte sui muri)

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