10 Recensioni su

Nymphomaniac: Volume II

/ 20136.9313 voti

6 Giugno 2015 in Nymphomaniac: Volume II

(Ho visto il film nel Director’s Cut; qui di seguito ne parlo come di un unico film, senza distinguere tra le due parti.)

Verso la fine del film, von Trier cerca di interpretare (con qualche contraddizione) le inclinazioni della protagonista come una sfida alla società e alle distinzioni di genere; in questo senso si esprime anche Joe alla fine delle sedute del gruppo di appoggio. Ma non c’è nulla di veramente eversivo nella vicenda; la «ninfomania» viene vissuta dalla protagonista sotto forma di compulsione, in cui non c’è gioia né esuberanza né orgoglio, come l’impassibile interpretazione di Stacy Martin (più di quella accorata della Gainsbourg) si incarica di chiarirci. Medicalizzare un comportamento è del resto il modo più sicuro per disinnescarne ogni elemento di possibile sfida alla cultura tradizionale.

L’impressione di una certa banalizzazione si fa maggiore con lo scorrere dei vari episodi: dall’innamoramento assai convenzionale per Jerôme alla malattia del padre di Joe, in cui von Trier spinge sul pedale di un facile patetismo; dalla ricerca spasmodica della soddisfazione che porta Joe al masochismo, all’episodio dell’aborto, in cui il regista sembra strizzare l’occhio ai prolife (non so quanto sinceramente). Forse per compenso, l’episodio finale di P. brilla per la totale gratuità e mancanza di credibilità.

Von Trier non sembra nutrire particolare simpatia per i suoi protagonisti: nell’episodio della psicologa del consultorio Joe appare in preda a un ribellismo autolesionista di rara idiozia; il pomposo Seligman è insopportabile e, nel grottesco finale, sembra dire di avere scherzato tutto il tempo.

Un film fallito, che lascia il sospetto d’essere solo un pretesto per titillare l’attenzione del pubblico con una spolverata di sesso.

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18 Maggio 2015 in Nymphomaniac: Volume II

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Cast molto interessante. Monologo della Thurman spettacolare. Questo è il primo film che guardo di questo regista, un pò strano, fuori dalle righe, non lo posso affatto negare, ma come tutti sappiamo, sono proprio le persone più strane che creano dei capolavori. Finale un pò così. A parer mio, una caduta di stile di Seligman, che cede al piacere, ma dall’altro lato una Joe che sembra davvero ormai cambiata. Non è il classico film che si guarda per passare la serata.

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Superbo… 7! / 15 Aprile 2015 in Nymphomaniac: Volume II

Resto dell’idea che spesso il “non vedere” alcune cose e lasciarle all’immaginazione renda il cinema migliore. Spesso il “troppo” rovina. e credo che vedere la Director’s Cut di questa 2a parte butti un pò di polvere agli occhi sul valore di questa pellicola. Una regia che si commenta da sè e una storia che in crescendo si dirige ad un epilogo inevitabile… ma poteva essere migliore. Di gran lunga un film impegnativo, perverso e carico, e anche se può sembrare volgare e apatico, Lars ha reso in cinema la sua idea di film. E’ questo che importa. 7.

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BOOM! Sei stato Friendzonato / 7 Febbraio 2015 in Nymphomaniac: Volume II

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Nel complesso il film è a suo modo originale, il regista fa incontrare i due oposti , da un lato una ninfomane e dall’altro un verginello. I due personaggi sono complementari, la prima è “piena” di esperienze, l’altro invece sa tutto di tutto a livello teorico, più o meno.
Ecco che così si riesce a parlare di sesso mettendo in mezzo anche qualche botta di cultura, che siano lezioni sulla pesca o su un’opera musicale, che si parli di nodi o di Bach, l’intreccio che ne viene fuori è piacevole e per questo il film non cade nel banale. Unica nota di delusione, secondo me, è il finale, però sono punti di vista. Insomma, in quella stanza stavano i due opposti che avrebbero potuto incontrarsi, per Joe sarebbe stato solo un +1 nella lunga lista, e invece per il povero Seligman sarebbe stata un’ esperienza nuova che fin ora ha solo potuto immaginare, e invece proprio quando il colto Seligman, forse pensando che quella donna fosse capitata nella sua vita per mano della provvidenza, si fa coraggio, si cala le braghe e ci prova, ecco che lei no, è indisposta, proprio ora, si vuole liberare della dipendenza.
Per anni la Joe-di-sotto è stata più trafficata della stazione Tiburtina, una stazione in cui sono passati treni e vagoni di tutte le forme e colori, ma stasera no. Stasera non passa neanche un regionale qualsiasi, e il povero Seligman si ritrova friendzonato, e anche in maniera poco simpatica, visto che lei lo vede come il suo unico amico. Ahi ahi ahi povero Seligman, e pensare che l’aveva pure aiutata.

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Delusione / 17 Novembre 2014 in Nymphomaniac: Volume II

Palloso e poi il finale penoso e scontato !!!

6.5 / 7 Ottobre 2014 in Nymphomaniac: Volume II

Stavolta Winding-Refn ha sbagliato. Nymphomaniac non e’ un porno. Sotto questo aspetto la vita di Adele è molto più stupidamente morboso.
Non è pure così dissacrante come si vuol credere. È molto autobiografico e scaturisce da un impulso personale o da una devianza patologica, comunque da un problema psicologico radicato e profondo. Del regista, di molte persone…non ha molta importanza tutto sommato ma ha il merito di trattare un tema difficile, attraverso la dicotomia che si instaura tra due personaggi opposti.
A tratti lo fa in maniera troppo didascalica o con un’ipertrofia di metafore che esalta il regista, che in certi momenti sciocca e provoca ma che alla fin fine appare molto più razionale di quel che sembri.
Perché il secondo capitolo è meno convincente del primo allora? Perché il finale è tutto è quello che dopo 4 ore complessive tutti hanno pensato ma molti speravano non succedesse, manda in vacca tutto il pretenzioso racconto.
Amen. Lars Von Trier è così, si sa

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Racconto di una notte / 2 Giugno 2014 in Nymphomaniac: Volume II

C’è un punto di confine tra questo Volume II e il primo capitolo dell’ultima fatica di Lars Von Trier. E non si tratta naturalmente della divisione eseguita appositamente ai fini della distribuzione.
La differenza tra le due parti del racconto risiede nei diversi aspetti mostrati da Joe. Nella prima parte ella è carnefice. Scopre il suo corpo ed impara ad usarlo per perseguire la sua natura e per soddisfare la sua dipendenza, arrivando indirettamente a ferire gli altri (emblematico il terzo capitolo “Mrs. H”)
Nella seconda, Joe assume invece i contorni della vittima. Il suo corpo la tradisce proprio nel momento in cui ne ha più bisogno (l’amore) e diventerà la causa per cui patirà dolore e numerose sofferenze.
Dopo aver tracciato le prime linee guida del suo personaggio, Von Trier alza i toni per i capitoli finali. La tragica figura di Joe si arricchisce di nuove sfumature, rappresentate dalle esperienze che la giovane donna costruirà sul suo cammino. Il rapporto con la sua dipendenza sembra destinato a spingerla perennemente verso il baratro. Ma ella, nonostante le ripetute avversità, non negherà la sua natura. Anzi, la accetterà. Perché ciò fa parte della sua identità e del suo essere umana. E quindi via, verso una speranzosa rinascita, con la consapevolezza degli errori passati e con una prospettiva nuova nei confronti del mondo.
La regia di Von Trier rende personalissima questa pellicola, trattando l’erotismo con una visione nuova, senza paura di esagerare (con attesa per la versione definitiva). Impreziosisce inoltre il lungometraggio un comparto sonoro lodevole e un cast decisamente all’altezza. Charlotte Gainsbourg, qui molto più in vista rispetto alla prima parte (affidata ad una brava Stacy Martin), rende benissimo un personaggio complesso e carico di tristezza.
Nymphomaniac è sicuramente una pellicola da visionare. Un originale percorso di crescita e maturità attraverso gli occhi di un’anima tormentata.

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8 Maggio 2014 in Nymphomaniac: Volume II

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Riuscire a dare un giudizio a questa ultima opera di Lars von Trier non è certo facile.
Il fatto che si parli solo ed esclusivamente delle scene molto HOT (ragazzi, stiamo nel Ventunesimo secolo… ormai non ci fa effetto più nulla…) è veramente molto superficiale. Ma quello che alla fine non mi ha entuisiasmato è proprio il resto. Un auto-analisi di Joe che confessa narrando per capitoli la sua perversione all’anziano Seligman che tenta sempre di trovare delle motivazioni positive e valide per scagionare proprio la narratrice che invece si condanna come PESSIMA PERSONA.
Ma questo aspetto è sempre leggero. Alla fine quello che viene messo in evidenza sono i rapporti esagerati, provocatori, evidenti che il regista mette in mostra.
Mi aspettavo qualche cosa di più dal secondo volume…
Il finale ti lascia con niente in mano… (anche se questa ultima mia frase potrebbe essere fraintesa… 🙂 ). Mi aspettavo qualche cosa di più da parte di Seligman.
Peccato…
Voto???
Diciamo che un 6 lo possiamo anche dare ma dal regista danese mi sarei aspettato qualche cosa di più…
Ad maiora!

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“Care tutte, io non sono come voi” / 25 Aprile 2014 in Nymphomaniac: Volume II

Si conclude così questa storia (iper-censurata) di antieroi e emancipazione, con un secondo capitolo che abbandona i vizi, la spregiudicatezza, le voglie selvagge di gioventù, per un’analisi più matura e intensa di una condizione di vita tanto ossessiva, dipendente e autodistruttiva.

La bella Stacy Martin è costretta a lasciare spazio al corpo più provato dal tempo di Charlotte Gainsbourg e all’espressività incredibile del suo volto inelegante, ma ricco di fascino. E’ su di lei che si basa ancora tutta la storia, sulla figura di questa donna che pur di assecondare il suo piacere farebbe qualunque cosa. Che pur di placare quel bisogno incessante si ridurrebbe ad un corpo livido, ma privo di vergogna.

Quello di Von Trier è un racconto estremo, negativo in ogni suo lato, ma non è nel nostro giudizio che va riscontrato il vero significato di Nymph()maniac.
E’ fra le righe, è oltre il puro piacere rincorso da Joe in tutto il film. E’ nel suo essere sempre sé stessa, senza maschere, senza fingere. E’ nella sua purezza di spirito, nelle scelte obbligate, nel non nascondersi dietro finti sentimentalismi o convenzioni sociali che va trovata tutta la genuinità e la bellezza della sua persona.

Sono le sue parole scandalose, il suo linguaggio osceno, le sue esperienze al limite del sadismo, accostate più volte ad una visione satanista, che emerge la vera essenza di Joe. In tutto il suo splendore. Una donna che nonostante conosca le sue debolezze e le sue ossessioni è riuscita a sopravviverle, spesso con dolore, ma senza farsi mai sopraffare. Abbattere.

Con il suo fare sterile, i suoi paradossi, il suo mortificarsi che Lars Von Trier riesce ancora una volta a trafiggere lo schermo invadendo con tutta l’energia possibile, il cuore di chi lo sa cogliere il suo cinema.

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Nymphomaniac non è un porno. / 22 Marzo 2014 in Nymphomaniac: Volume II

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Dai, ammettiamolo, quando avete visto la locandina del nuovo film di Lars Von Trier, avete pensato tutti la stessa cosa, e invece…Partiamo col dire che Nymhomaniac non è un porno perché, generalmente, i porno non angosciano come angoscia questo film, poi non so voi. L’intento di Lars, come egli stesso dice in un’intervista, era quello di creare un’unica intera storia di 4 ore. E infatti mi viene da pensare ad un unico film di 4 ore. Che Lars Von Trier fosse leggermente un provocatore lo sapevamo già, ma con quest’ultimo capolavoro si toglie letteralmente tutti i sassolini dalla scarpa. Joe stessa si definisce fin da subito una ninfomane. Dare un nome ad un aspetto sessuale significa racchiuderlo in una sfera, considerarlo subito malattia: Von Trier non vuole chiudere questo mondo, anzi, vuole aprirlo, spalancarlo, senza aver paura di affrontare tutte le tematiche del sesso che spaziano dalla omosessualità alla pedofilia. Cerca di affrontare tutto con gli occhi di Joe. Joe, finalmente al fianco di Jerome, non riesce più a provare piacere. Questa mancanza la distrugge talmente tanto da decidere di provare il sadismo affidandosi ad L. Forse perché con il dolore fisico può prendere coscienza del proprio corpo, sentire che lei ne ha ancora il controllo, anche se in realtà il controllo è solo nelle mani di L. Il posto viene mostrato quasi come un ospedale, dai colori statici, morti, il luogo in cui aspetta gli incontri sembra persino una sala d’attesa. Le pazienti sono delle vittime, non parlano, e quando si rivolgono a L. abbassano lo sguardo. Sembra che il piacere maggiore lo provi L. nel maltrattarle. Ma Lars non si accontenta di provocare dal punto di vista sessuale, no, vuole andare fino in fondo. Molteplici, infatti, sono i riferimenti alla religione che possono essere considerati blasfemi o meno. Joe non si sente toccata minimamente dalla religione, non ne subisce i limiti. Nella sua famiglia non si affronta questo tema perché la spiritualità è solo legata alla natura ( come si vede nel primo e poi nel secondo con continui riferimenti agli alberi). Selingman fa una piccola lezione di storia spiegando la spaccatura tra la chiesa orientale e la chiesa occidentale, precisamente tra la religione ortodossa e la religione cattolica, la prima considerata più gioiosa della seconda, che invece è intrisa del simbolismo della crocifissione, del peccato, del pentimento. Questa spaccatura ricalca la vita di Joe, che subisce una netta divisione tra la gioia iniziale dell’adolescenza, nella scoperta di usare la propria sessualità come meglio crede – a volte come un’arma e una sfida; e il dolore e la disperazione finale nella quale si immerge in un mondo estraneo al suo. Anche qui esiste un forte collegamento tra le trentanove frustate ( o quaranta come spiegherà Selingman) di Cristo e il sadismo. Joe non sente il senso di colpa legato al piacere che prova nel fare sesso. L’espressione “mea culpa, mea maxima culpa” cambiata in “mea vulva, mea maxima vulva” ne è la dimostrazione. Non esiste nessuna colpa, solo ciò che chiede e sceglie la propria vulva. Il primo orgasmo di Joe da bambina viene mostrato quasi come una visione celestiale. Si è creato inconsciamente in me, quindi, un collegamento con il simbolismo della religione, che secondo me è totalmente voluto, a partire dai colori che diventano più tenui e la visione delle due donne che all’inizio possono sembrare due madonne. Tutto questo è un fil rouge che termina poi con l’orgasmo che raggiunge mentre viene frustrata: come se Von Trier volesse concludere un ciclo iniziato dal primo orgasmo fino all’ultimo con l’immagine del Cristo prima della crocifissione. Tutto muore. Non a caso da quel momento in poi, nel film, non si parlerà più di orgasmo o di piacere. Interessante è stato rappresentare Selingman come un giudice estraneo, proprio perché asessuato, che però cede alla tentazione. Passione che sovrasta la razionalità.

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