Recensione su Novemberkind

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Nebbie / 5 Aprile 2013 in Novemberkind

“Sono sempre stata una ingenua, ho sempre creduto a tutto quel che mi raccontavano. Ero prigioniera in un castello di menzogne, di bugie che è crollato al primo colpo di vento. E che mi ha lasciato una sorta di vertigine, un grumo di amarezza, ma allo stesso tempo anche una forza feroce e la consapevolezza di essere finalmente io l’artefice del mio destino. Non so cosa troverò, cosa scoprirò, quale verminaio scoperchierò; ma non mi importa. Sia quel che sia. Indietro non posso tornare. Sicuramente sarò una donna migliore”.

Il film è ambientato per la maggior parte a Malchow, una cittadina della ex DDR al centro di una vasta zona palustre, ricca di foreste. Una cittadina che conserva ancora le brutture dell’urbanistica socialista ma che ha anche un suo fascino sottile, con i suoi paesaggi brumosi, misteriosi, sfocati, con le sue pianure, le sue torbiere, con i suoi alberi maestosi.
Un film di formazione, sull’improvviso crollo delle certezze di una vita. Un po’ lento, malinconico, forse non completamente riuscito. Alla fine dà come una sensazione di incompiuto, l’impressione che si sarebbe potuto far meglio. Merita, comunque, una visione, anche per la bravura di Anna Maria Mühe, la protagonista.

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